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La memoria della Shoah contro i rigurgiti nazifascisti e i nuovi sovranismi

 
Ringraziamo la presidente Ruth Dureghello, il portavoce Daniel Funaro, la Comunità ebraica di Roma tutta e il presidente Venezia che ci accoglieranno in un luogo di memoria qual’è il Museo della Shoah, nel cuore dell’antico Ghetto romano.
Da giornalisti e da cittadini che credono e difendono da sempre i principi fondativi della Costituzione, da tempo siamo preoccupati per il crescendo di minacce, aggressioni, verbali, fisiche e sui social, marchiate con simboli e parole d’ordine nazifasciste. Contro attivisti, contro cronisti che denunciano e persino contro gli avversari nel calcio, che, secondo i principi sportivi di De Coubertin, dovrebbe essere patrimonio di tutti, a prescindere da origine, classe sociale e sesso..
Non è una scoperta dell’ultimo momento; ma ora sempre più spesso questi episodi s’intrecciano a esternazioni antisemite. Purtroppo la cronaca degli ultimi giorni ne dà prova, se dagli scranni del Senato viene rilanciata la fake news per eccellenza, i protocolli dei Savi di Sion, che da almeno 70 anni viene studiata a scuola come falso storico. E le rilevazioni di Eurobarometro non ci rassicurano, mostrando che si tratta di un fenomeno di dimensione europea. Anzi.

La storia non si ripete mai uguale a se stessa, ma dalla storia possiamo e dobbiamo cogliere i segnali di derive che hanno portato a grandi tragedie, quali la Shoah. Da tempo l’antisemitismo circola in Europa ma chi, i governi in primo luogo e tutte le istituzioni con responsabilità e poteri, che avrebbero dovuto capire e prevenire, non lo hanno fatto, e continuano a sottovalutare quando non strizzano l’occhio. E l’antisemitismo è la massima discriminazione, da cui tutte le altre discendono. E le discriminazioni cominciano ad essere pane quotidiano, addirittura trasformate in norme di legge, anche nel nostro “belpaese”.

Nazismo, fascismo, antisemitismo, gli insulti al “nero”, al diverso, vengono sbandierati con una protervia che è espressione plastica dell’assoluta impunità di cui si fanno forti questi gruppi eversivi.
Per questo, oggi andremo a rendere omaggio a una comunità che ha pagato un prezzo altissimo, e non solo nella Shoah; ma vogliamo anche tracciare un filo di ragionamento per noi e per quanti vorranno coglierlo, perché quello che è stato può ripetersi. E i segnali ci sono tutti.
E allora, ha senso ricordare quanto scrisse Primo Levi: “A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che «ogni straniero è nemico». Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e scoordinati, e non sta all’origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo.”

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