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Né diffamazione né stalking, prosciolto il direttore di Live Sicilia Accursio Sabella

 

L’ultimo espediente per fermare il lavoro di un giornalista, accusandolo di stalking, è finito malamente stavolta per il querelante che contro il giornalista aveva anche ipotizzato “morbosa attenzione”. Accursio Sabella, direttore del sito on line di informazione Live Sicilia, è stato però prosciolto da ogni accusa dal gip di Palermo Fabrizio Molinari. Archiviato il procedimento penale scaturito dalla querela del super manager della Regione Sicilia, Patrizia Monterosso, per anni, dalla poltrona di segretario generale, numero uno della macchina burocratica della Regione Siciliana, oggi direttore della Fondazione Federico II. Contro Sabella la Monterosso aveva presentato una querela per diffamazione e anche per stalking. Fino ad ora mai contro un giornalista era stata adombrata l’ipotesi di compiere atti persecutori.

La Procura di Palermo, con il pm Federica La Chioma, aveva già chiesto l’archiviazione delle accuse contro Sabella, la dottoressa Monterosso si era opposto e con l’avvocato Antonio Fiumefreddo, noto di più per essere stato a capo di Riscossione Sicilia, passato in mezzo a tumultuose tempeste, aveva cercato di provare la sussistenza delle accuse contro Sabella contro quanto aveva invece dedotto la magistratura palermitana. La decisione del gip Molinari è inequivocabile, le accuse contro il direttore di Live Sicilia erano gravissime, ma del tutto infondate. La querela? Un vero e proprio attacco alla libera informazione e al diritto di cronaca e di critica.

La dottoressa Monterosso aveva provato con tre esposti a fermare la penna del cronista arrivando ad ipotizzare addirittura il reato di “atti persecutori” ed ancora quelle di molestie ed estorsione. Lei spesso al centro di indagini sul cosidetto “cerchio magico” di poteri e favori dentro la Regione Siciliana, aveva attribuito a Sabella di essere lui la penna a disposizione di altri “cerchi magici”. Scenari destituiti di ogni fondamento come ha scritto il gip Molinari. Il giudice nella sua ordinanza ha scritto: “Risultano essere sempre stati rispettati dal Sabella i limiti della veridicità della notizia, dell’interesse pubblico alla diffusione della stessa e della continenza delle espressioni usate”. Sabella ha quindi sempre scritto il vero e nella forma corretta.

E ancora, il giudice aggiunge: “Corrisponde a verità che la Monterosso è stata condannata dalla Corte dei Conti …. così come che, nei confronti della stessa, era pendente, all’epoca della pubblicazione degli articoli, un procedimento penale per il delitto di peculato”. E il giudice non si esprime solo nel merito degli articoli, ma anche sulla forma: “Il lessico usato dal giornalista Sabella – scrive il giudice Molinari – non ha mai assunto toni offensivi, ingiuriosi ed irriguardosi”. Nell’ordinanza, il Gip scende anche nel dettaglio di singoli articoli, per confermare la bontà e la correttezza dell’operato del giornalista. Lo stesso dicasi per il reato di “atti persecutori” (stalking): “L’attenzione giornalistico-mediatica sulla figura di Patrizia Monterosso – scrive ad esempio il giudice – sempre nella sua qualità di alto dirigente regionale, risulta ancor più accentuata dal fatto che la stessa è stata interessata da vicende giudiziarie di una certa gravità”.

La Monterosso attraverso il proprio legale, avvocato Fiumefreddo, aveva cercato di dimostrare la fondatezza del reato di stalking, citando il numero di articoli, 400, che a firma di Sabella l’avevano riguardata “con una attenzione morbosa” . Numero risultato infondato. Nel periodo indicato dalla Monterosso, 2012-2016, gli articoli sono risultati 241 a fronte di oltre 3 mila articoli firmati da Sabella, che ovviamente nel suo lavoro di cronista impegnato nella cronaca politica ha scritto ancora più ampiamente di altri protagonisti della politica siciliana. L’avvocato Marcello Montalbano, difensore del giornalista Sabella esprime “grande soddisfazione per questo provvedimento che certifica in modo chiarissimo l’assoluta professionalità del giornalista accusato dalla dirigente”.

L’avvocato Montalbano fa poi rilevare come il Giudice nel suo provvedimento abbia più volte sottolineato come l’intera attività di Sabella, contestata dalla burocrate, rispetti totalmente i canoni della corretta informazione. Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia ha espresso soddisfazione per l’esito che ha avuto la vicenda giudiziaria: “Si è trattato di accuse inverosimili – dice l’Odg – che dimostrano per l’ennesima volta il fastidio avvertito dalla burocrazia e da certa politica avverso le critiche della stampa libera, con conseguenti tentativi di intimidirla ricorrendo sempre più spesso a querele e ad esposti pretestuosi. Una “pratica” – continua la nota dell’Ordine – purtroppo sempre più diffusa, ma che l’autorità giudiziaria ha dimostrato di comprendere, rispedendo sempre più spesso al mittente – 9 su 10 i colleghi assolti o prosciolti in Sicilia – le accuse rivolte verso i giornalisti, ai quali l’Ordine sarà sempre vicino, esortandoli a fare il loro lavoro con la professionalità che, come nel caso di Sabella, tutti riconosciamo e apprezziamo. E al quale manifestiamo ampia solidarietà”.

Solidarietà a Sabella è arrivata anche dal gruppo siciliano dell’Unci, Unione dei Cronisti e dal presidente della commissione antimafia regionale on. Claudio Fava: “La mia solidarietà e la mia stima per Accursio Sabella – ha detto Fava – trascinato in giudizio ed accusato di ‘stalking’ per aver fatto con schiena dritta il proprio mestiere di giornalista. Un tentativo, naufragato, di dissuadere la libera informazione dal raccontare senza genuflessioni il potere.

È il segno che occorre, rapidamente, un intervento legislativo per normare efficacemente, come accade in molti paesi d’Europa, le querele temerarie. Ma è anche la dimostrazione che esiste una magistratura, a Palermo, determinata a far prevalere le logiche e le regole del diritto, senza ossequio per alcuno”. “Se fare domande fastidiose al potere, sia esso potere politico o potere burocratico, è da considerare stalking – ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando – che ben venga questo tipo di stalking. In tempi in cui una parte della politica vorrebbe e fa di tutto perché il giornalismo sia quanto più silenzioso e accondiscendente possibile, l’archiviazione dell’indagine contro il giornalista Accursio Sabella va ben oltre il caso specifico perché ricorda che il ruolo fondamentale dei giornalisti, quello di informare, va difeso perché costituisce uno strumento fondamentale per la democrazia”. A Sabella anche la solidarietà del circolo Articolo 21 “Santo Della Volpe” di Trapani: “Sul fronte della libertà di informazione in questo nostro Paese siamo costretti ogni giorno ad affrontare una battaglia ma che si potesse adombrare contro un giornalista l’ipotesi di essere un persecutore ci sembra una enormità che almeno in questa occasione è stata disinnescata da una azione giudiziaria attenta”.

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