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Bataclan. Ricodiamo la strage che è costata la vita a 137 persone. Una testimonianza

 

“Incredulità, smarrimento, angoscia, paura, ma soprattutto incredulità. Ripensando a quella sera e ai giorni successivi è ciò che mi viene in mente. Mio fratello mi mandò un messaggio sul telefonino e io mi sintonizzai su TF1. Caddi dalle nuvole. Rimasi impietrito”. Racconta un testimone. La notte del 13 novembre 2015, un gruppo di kamikaze ha messo in ginocchio la Francia con una serie di attentati terroristici che in 33 minuti  hanno colpito sei volte il cuore di Parigi: ferendola, umiliandola e sporcando le strade di sangue innocente. Raffiche di mitra sulla folla ed esplosioni che hanno improvvisamente spezzato una quotidianità già fortemente provata dagli attentati al giornale satirico Charlie Hebdo, avvenuti tra il 7 e il 9 gennaio dello stesso anno e dall’attentato al supermarket Kosher Hyper Cacher, a Porte de Vincennes. “Andai a Parigi qualche giorno prima dell’attentato. La gente era ovunque. Nei luoghi tipici la calca era inverosimile. Les Marais, Sacre Coeur, Notre Dame, Le Louvre, Parigi era molto viva, sempre in movimento, tante cose da vedere e da fare. Nell’aria era presente la tipica joie de vivre che caratterizza la città e che coinvolge chiunque. Io sono abituato alla campagna e questa dimensione da metropoli mi scombussolò un po’” ricorda il testimone.

Il primo attacco terroristico avviene alle 21.20, mentre allo Stade de France era in corso la partita amichevole fra le nazionali Francia-Germanica, con uno stadio che raccoglieva 80.000 tifosi. L’esplosione ebbe luogo vicino al ristorante Events, nei pressi dello stadio, zona Saint-Denis, esattamente venti minuti dopo l’inizio della partita. La partita però non viene interrotta per evitare tensioni. Muore persona più l’attentatore. “La prima cosa che feci fu mandare un messaggio alla mia amica Serena per sapere come stava e dove si trovava. Dopo qualche minuto mi rispose che stava bene ed era appena tornata a casa. Era terrorizzata. Lei in quel momento di follia pura c’era. Lo aveva vissuto in prima persona. Parigi quella sera cambiò irrimediabilmente” – racconta il nostro testimone – “Cambiò la Francia e l’Occidente intero”. Cinque minuti dopo quattro attentatori a bordo di una Seat Leon nera, armati di AK-47, iniziano a sparare una raffica di proiettili che colpiscono il ristorante Le Carillon, su Rue Alibert e il ristorante Le Petit Cambodge, su Rue Bichat. Perdono la vita tredici persone, dieci rimangono a terra riportando gravi ferite. Un altro attentato ebbe luogo all’ingresso H dello Stade de France, dinnanzi al fast food Quick, cinque minuti dopo la precedente. Un’esplosione che causerà la sola morte dell’attentatore. Due minuti dopo i terroristi aprono il fuoco nei pressi del Cafè Bonne Bière e la pizzeria Casa Nostra, nella Rue de la Fontaine au Roi. Muoiono cinque persone e rimangono a terra otto persone ferite. I terroristi spararono al ristorante Le Belle Equipe, dove persero la vita ventuno persone e nove rimasero a terra ferite. Gli Eagles of Death Metal, gruppo statunitense capitanato dal carismatico Jesse Hughes si stava esibendo al Bataclan, e mentre la band intonava “Kiss the Devil” ad un pubblico composto da circa 1500 persone, un commando di tre terroristi vestiti di nero irrompe in sala e inizia a sparare con AK-47, bombe a mano e fucili a pompa. Al grido di “Allahu Akbar!” . Una raffica di proiettili uccide una decina di persone. Panico, terrore e sangue si riversano in un luogo fino ad allora pregno di musica e dovertimento. I membri della band riescono a fuggire via, dal pubblico si scatena il panico, i terroristi iniziano a sparare dalla platea, è il caos !. Il locale viene tempestivamente evacuato attraverso le porte di sicurezza, altri fuggono sui tetti. Tanti i feriti che si riversano lungo le strade di una Parigi che conta i morti di una carneficina ancora in mano ad attentatori che trattengono ostaggi riversi per terra e che pur di non essere fucilati uno ad uno si fingono morti.

Contemporaneamente un terrorista di fa esplodere nella caffetteria Comptoir Voltaire, rimangono ferite quindici persone, pochi minuti dopo avviene un’esplosione al McDonald’s nella zona di Saint-Denis, rimangono gravemente ferite undici persone. Una strage che è costata la vita a 137 persone, inclusi 7 attentatori e il ferimento grave di altre 368. «Dopo quella tragedia la sensazione fu di essere in zona di guerra da un giorno all’altro senza preavviso. Ancora incredulità. Ci sentimmo tutti bersagli potenziali. La gente evitava i luoghi affollati. In tutta la Francia nei mesi a seguire molte manifestazioni che attiravano la gente in massa furono ridotte se non annullate. La braderie di Lille come la Millévin d’Avignone. Le autorità non volevano correre alcun rischio né prendersi alcuna responsabilità. Di fronte a tali misure la critica fu aspra. In un certo qual modo era come dargliela vinta e questo ai francesi non andava giù” –il testimone ha aggiunto- “Dopo lo shock iniziale la reazione fu unanime: Continuiamo a vivere. Il fondo di paura restava, ma bisognava trovare la forza di andare avanti. La questione araba si esacerbò. Tutti i media precisarono di non fare un amalgama tra terroristi e musulmani, ma ciononostante FN sfruttò il momento per rincarare la dose e tutto andò a loro vantaggio. Fu un punto di svolta per una nazione intera.” 

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