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Verso Assisi, per la Marcia della pace e dei diritti. Illuminare i contesti

 

L’appuntamento di Assisi il 6 ottobre è occasione di incontro, di scambio e di vicinanza. Parole al centro della Marcia per la pace e i diritti, e al centro di un’idea della collettività fondata appunto su valori e regole condivisi. Pochi anni fa, Ilvo Diamanti ipotizzava che tra gli effetti della globalizzazione, vi potesse essere un aumento della incertezza: “il problema è che ci sentiamo indifesi. Senza autorità che ci proteggano. Senza ideologie che ci offrano certezze. Ma soprattutto, senza frontiere. Perché senza confini perdiamo identità. E l’identità serve a distinguere (ciascuno di) noi dagli altri”. Con il rischio che l’Altro sia visto come diverso e percepito come nemico anziché accettato e compreso anche nelle differenze.

Questo senso di fragilità e di paura verso le minacce che arrivano “da fuori”, è in qualche modo acuito dalla velocità della comunicazione “siamo interdipendenti dalle mille crisi – economiche, politiche, sociali – che, in ogni attimo, avvengono dovunque. Noi le percepiamo immediatamente. (Subito e senza mediazioni)”, prosegue Diamanti.

La questione della mediazione giornalistica diventa oggi più che mai cruciale. Il giornalista, il professionista della comunicazione che racconta e interpreta i fatti svolge una funzione fondamentale per la comprensione degli eventi. Non è un caso, infatti, assistere a una proliferazione di commenti e di manifestazioni di intolleranza e di violenza nei social media, laddove manca una qualsiasi forma di mediazione.

In un paese come l’Italia caratterizzato da un sistema mediatico fortemente intrecciato con la politica, la sfida che i professionisti della comunicazione sono chiamati a svolgere riguarda, il senso stesso della professione. Come ha osservato brillantemente Roberto Natale, usare un linguaggio appropriato, ragionare sulle parole, dare conto degli eventi e delle cause che li generano, sono buoni modi di fare giornalismo. Scegliere di andare nella direzione della coesione sociale anziché in quella della divisione vuole dire raccontare i contesti degli eventi, vuole dire illuminare questioni e temi ai “margini”, che poi si scoprono essere cruciali per la comprensione dei fenomeni che ci toccano da vicino.

Un modo di raccontare le notizie che privilegia l’argomentazione dei fatti anziché la polarizzazione delle opinioni. Proprio grazie a un’informazione corretta e accurata, è possibile avere conoscenza dei fenomeni (e degli individui che li vivono), vincere le diffidenze e aprirsi al dialogo.

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