Ieri lo spazio romano della Città dell’Altra Economia si è trasformato in un laboratorio di resistenza. L’evento «Justice for Palestine», coordinato dalla European Left Alliance, ha riunito voci della politica internazionale e nazionale, del giornalismo, dell’arte e dell’accademia per una maratona tesa a rompere il silenzio su Gaza e sulla Cisgiordania.
La richiesta è una ed è chiara: la sospensione totale dell’accordo tra Unione europea e Israele. È questo il cuore della European Citizens’ Initiative Justice for Palestine, che raccoglie firme in tutta Europa per portare la questione direttamente alle istituzioni comunitarie.
LO HA SPIEGATO fin da subito, davanti a migliaia di persone, l’intervento di Tamam Abusalama. La voce della blogger palestinese ha squarciato il velo dell’indifferenza istituzionale con un monito severo: «Possiamo far finta che ci sia un cessate il fuoco a Gaza, ma il genocidio continua». Il dito è puntato contro Italia e Ue, accusate di ignorare la realtà dei fatti.
La stessa complicità istituzionale passa anche dal mondo dell’università. Lo ha ricordato Ruba Salih, professoressa di antropologia all’università di Bologna. «La complicità dei progetti dual use è tragica, basti pensare all’Undersec», iniziativa di ricerca dell’Ue «che vede complice il ministero della difesa israeliano, il principale architetto delle atrocità che si sono consumate in questi anni ma anche da molto prima».
Protagonisti anche tanti giornalisti: la stampa ha una responsabilità nel racconto della Palestina ed è necessaria. Yousef Habash, il capo del sindacato Ue dei giornalisti palestinesi, ha parlato di un vero e proprio «mediacidio», un genocidio che colpisce i media e la verità stessa. «Centinaia di reporter palestinesi sono stati uccisi, centinaia feriti. Ma loro sono gli occhi di Gaza, bisogna difenderli per difendere l’umanità».
L’economia, ha ricordato Emiliano Brancaccio, è anch’essa un vettore di violenza. «Esistono legami» tra le tragedie, perché tutte riconducibili alle imposizioni di Stati uniti e Israele: mentre il genocidio viene compiuto, «a noi europei viene chiesto di aumentare la spesa del riarmo».
LA POLITICA non si è sottratta. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra hanno portato la voce del centrosinistra parlamentare italiano, mentre sul piano internazionale è intervenuta Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni unite per i territori palestinesi occupati. A tenere insieme le due dimensioni ci ha pensato Luisa Morgantini, ex vicepresidente del Parlamento europeo e da anni impegnata in Palestina: «La complicità dei nostri governi è totale, ma c’è ancora meravigliosamente questo pezzo di popolo che dice no alla guerra e al genocidio».
Tanti gli interventi di artisti ed esponenti del mondo della cultura, sia italiano che palestinese, nell’idea che la cultura non possa restare neutrale di fronte a quello che accade. Nemmeno la musica: l’Omar Ensemble ha accompagnato la manifestazione con musiche di resistenza.
(Da Il Manifesto)
