“Le derive xenofobe non sono fronteggiate in modo adeguato”. Intervista a Marina Castellaneta

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Italia e Ungheria si incontrano, o meglio lo fanno due esponenti di primissimo piano del Governo dei due Paesi e tutto questo succede mentre cresce la preoccupazione per gli spazi di democrazia e quelli garantiti alla libertà di stampa e, più in generale, di espressione. I limiti cui si sta andando incontro potrebbero incidere sul racconto dei fatti che avvengono in Europa, non solo per quanto riguarda l’immigrazione ma, più in generale, su cosa fanno i Governi. Per questo l’incontro tra Salvini e Orban merita il massimo dell’attenzione e riflettori accesi. Ne abbiamo parlato con Marina Castellaneta, professore di Diritto Internazionale presso l’Università di Bari e uno dei massimi esperti in materia di libertà di stampa in Europa.
Tra qualche ora il Ministro dell’Interno Matteo Salvini incontrerà Viktor Orban, primo ministro ungherese. Se guardiamo questo incontro con occhi da giornalisti possiamo chiederci se è possibile indicare come “modello” da seguire un politico che dal primo momento ha fatto la guerra ai media scomodi e di opposizione?
Da tempo organizzazioni internazionali intergovernative e non governative hanno lanciato l’allarme sulla deriva della democrazia in Ungheria. La Commissione europea ha già inviato una lettera di messa in mora per le proposte di legge che criminalizzano le attività di chi aiuta i richiedenti asilo. La Commissione sulle libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo, il 25 giugno, ha approvato una risoluzione nella quale evidenzia come alcune leggi, come quella sull’innalzamento delle tasse sulla pubblicità, mettono a rischio i media del Paese. Non solo. È stato evidenziato che il servizio pubblico radiotelevisivo “diffonde senza alcuno spirito critico i messaggi del governo e in particolare pubblicizza continuamente le campagne contro i rifugiati o “stop Soros”. Così, la commissione ha esortato il Governo ungherese a rispettare i valori chiave dell’Unione europea come la libertà di informazione che è tutelata anche dall’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Tra l’altro, in diverse occasioni, sono stati frapposti ostacoli diretti e indiretti a danno dei giornalisti che svolgono il proprio lavoro, anche precludendo l’ingresso in spazi all’interno delle istituzioni. È evidente che non solo l’Ungheria non è un modello da seguire ma è un Paese membro che oggi agisce al di fuori dei valori dell’Unione europea. Purtroppo non credo che l’incontro serva a ricordare a Orban che deve rispettare le regole.

È annunciato come un incontro sui temi dell’immigrazione e l’atteggiamento dell’Europa. Che opinione si è fatta del modo in cui si stanno raccontando i fenomeni migratori nell’Unione Europea?
La situazione è molto preoccupante perché le derive xenofobe non sono fronteggiate in modo adeguato. Nel 2019 ci saranno le elezioni al Parlamento europeo e i politici fanno già campagna elettorale e seguono l’ondata populista alterando, non di rado, i fatti. È così indispensabile un’informazione corretta e approfondita, basata sui fatti, ricordando che nessun politico può agire al di fuori o di sopra delle regole. La circostanza che un intero Governo rivendichi il diritto di violare le regole per perseguire un obiettivo è di particolare gravità. Nessun dubbio che l’Unione europea non fa la sua parte ma un Governo democratico non può ergersi al sopra della legge.

C’è anche un tema parallelo, ossia il modo in cui la rete, i social, rispondono alla cronaca dei fatti inerenti ai flussi migratori, l’integrazione, persino le indagini giudiziarie dovute. Non è stato raggiunto già un limite invalicabile? Ormai scrivere di temi scottanti come appunto l’immigrazione comporta una raffica di insulti, minacce, derisioni
Certo, purtroppo sta accadendo proprio questo. Al tempo stesso, però, bisogna prestare attenzione perché i limiti alla libertà di espressione sono sempre pericolosi. Nei casi di incitamento all’odio ci sono già regole che vanno applicate. Purtroppo i social sono un palcoscenico per molte persone. Per fronteggiare le opinioni in libertà di novelli costituzionalisti, penalisti e internazionalisti bisogna avviare una contro-narrazione basata sulla verità e sul rispetto della dignità delle persone. A volte ci sono dei silenzi assordanti, anche dell’accademia e degli intellettuali, mentre è necessario partecipare al dibattito su questi temi.


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