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Rai. Il rispetto dei requisiti posti dalla legge, unica garanzia di indipendenza

 

Esprimere valutazioni sui criteri di formazione di un organo del quale si è fatto parte è compito estremamente delicato. Mi permetto di farlo solo in termini di principio e con un’ottica squisitamente giuridica. Questo profilo non mi può essere negato.

Premetto che il mio giudizio sulla legge n.220 del 2015, che ha riformato la governance della Rai, è stato critico fin dalla sua formazione (come risulta dall’audizione parlamentare del settembre 2015, a nome di Articolo21, e dal contenuto del mio manuale, Diritto dell’informazione e della comunicazione, 9 e 10 edizione) per i profili di incostituzionalità che contiene la scelta, essenzialmente governativa, del vertice Rai (pag.362 della 10 edizione, maggio 2018). Resta il fatto che la legge n.220 del 2015 ha lasciato inalterati i requisiti indicati dalla legge n.206 del 1993 (quando a scegliere erano i Presidenti delle Camere) e dalla legge n.112 del 2004 (cd legge Gasparri, poi trasfusa nel TU del 2005).

Le varie leggi hanno disposto che: “i membri del Consiglio di amministrazione e tra questi il Presidente, eletto dal Consiglio, tra i suoi membri, (e non designato dal Governo) devono essere scelti tra persone di riconosciuta onorabilita’, prestigio e competenza professionale e di notoria indipendenza di comportamenti

La legge n.220 del 2015 ha rafforzato questa regola, aggiungendo, un comma 4 bis che dice che “la composizione del consiglio di amministrazione e’ definita favorendo la presenza di entrambi i sessi e un adeguato equilibrio tra componenti caratterizzati da elevata professionalita’ e comprovata esperienza in ambito giuridico, finanziario, industriale e culturale, nonche’, tenendo conto dell’autorevolezza richiesta dall’incarico, l’assenza di conflitti di interesse o di titolarita’ di cariche in societa’ concorrenti”.

Dall’insieme di queste norme si ricava che i requisiti posti dalla legge rappresentano la “precondizione” necessaria per assicurare l’indipendenza del vertice dell’azienda.

Si può ammettere, com’è avvenuto anche in passato, che la politica eserciti le sue scelte discrezionali, ma è indispensabile che la politica eserciti queste scelte nel rispetto di un’asticella sufficientemente alta costituita dal rispetto rigoroso dei requisiti previsti dalla legge al fine di garantire l’indipendenza dei suoi componenti e quindi dell’intero organo. E’ essenziale poi che non vi sia alcun conflitto di interesse ed in particolare che i prescelti non abbiano la titolarità di cariche in società concorrenti.

Voglio solo ricordare che nelle varie epoche storiche, quando i partiti effettuavano le loro scelte nel rispetto di quei criteri, la Rai ha avuto Presidenti, come, Arturo Carlo Jemolo, Paolo Grassi, Sergio Zavoli, Walter Pedullà, Claudio Demattè, Letizia Moratti,Lucia Annunziata, Anna Maria Tarantola e, da ultimo, Monica Maggioni, tutti e tutte riconosciuti protagonisti di primissimo piano nel loro campo professionale e senza alcun conflitto d’interessi rilevante. La stessa Rai ha avuto consiglieri di amministrazione, scelti dai partiti, come Giorgio Tecce, Nicola Lipari, Armando Rigobello, Luigi Firpo, Elena Croce, Paolo Volponi, Beppe Vacca e praticamente tutti i consiglieri scelti dai Presidenti delle Camere nel periodo di tempo tra il 1994 e il 2005.

Rileggere alcuni di questi nomi (mi scuso per le inevitabili omissioni) e ricollegarli alla parola indipendenza è molto facile. Altrettanto facile è considerarli lontani da conflitti d’interesse legislativamente rilevanti. Mi auguro che questo possa avvenire anche in futuro. Come spesso è accaduto in passato, queste scelte e queste valutazioni  sono ora nelle mani del Parlamento.

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