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Le forme della verità

 

Presentata la Stagione 2018/2019 del Teatro di Roma – Teatro Nazionale, espressione delle molteplici identità dell’esistente e degli sconfinamenti del contemporaneo, sui tradizionali palcoscenici del Teatro Argentina, Teatro India e Teatro Torlonia.

Progetti in itinere ‘aperti’ e in divenire, quando il (mestiere del) teatro è “testimonianza del proprio tempo e spazio di libertà, con sguardo alla Storia, alle trasformazioni umane e alle tensioni del presente”. Dopo Cantiere. Roma. Italia, Teatro. Dunque sono, Umanità in movimento, Il Teatro è Uguale per tutti, il “claim” della prossima stagione inaugurerà un nuovo ciclo dello Stabile capitolino –   ancora sotto la direzione di Antonio Calbi– – in continuità con il piano di rilancio culturale e l’avvio del prossimo triennio arricchito in senso identitario, virato verso una ulteriore crescita e con molte novità.

Al dunque, il Teatro di Roma aspira a diventare (sempre più) una “casa” plurale, in chiave inedita e dialettica, con nuove figure artistiche che “potenzieranno la direzione già intrapresa”

Massimo Popolizio, regista “residente” del Teatro Argentina, verranno affidate tre produzioni nel triennio, per immaginare un teatro d’autore, popolare e di qualità; a Lisa Ferlazzo Natoli,  un intervento creativo di tre mesi (da aprile a giugno 2019) “per sperimentare ancor più lo spazio del Teatro India come Factory della Creazione Contemporanea” e con l’alternarsi di altre due curatrici, una per ciascuna stagione del triennio; a Michele Di Stefano, curatore del format sulla coreografia contemporanea il già avviato progetto  triennale “Grandi Pianure”

In tal modo, il Teatro di Roma mira a fare   della pluralità di visioni il suo segno distintivo, per sviluppare la nuova identità “allargata” di Teatro Pubblico Plurale, un modello diffuso sul territorio che comprende, oltre all’Argentina e all’India, il Teatro Torlonia e i Teatri in Comune (Lido, Quarticciolo, Tor Bella Monaca, Corsini, Globe).

Protagonista dell’ambizioso programma sarà  la drammaturgia contemporanea, declinata da generazioni diverse di autori, registi e artisti, in equilibrio tra tradizione e innovazione, che punta sulla valorizzazione dei talenti, in ascolto dei fermenti del territorio e degli stimoli internazionali, con uno sguardo speciale allo scenario femminile. Tre, come sempre, i teatri di riferimento: Argentina, dove innovare nella tradizione; India, “fabbrica” polidisciplinare di creatività e aggregazione; Torlonia, stazione d’arte tutta al femminile con spazio anche alla musica e poesia. Su questi palcoscenici scorroeranno 15 percorsi che compongono, -intrecciandosi- una stagione “lunga 11 mesi”. Di continua attività, offerta tutti i giorni, a tutti i pubblici e con più proposte quotidiane. Il sipario si alzerà pertanto  580 volte su un cartellone di 115 proposte complessive, composto da 25 produzioni – di cui 8 nuove produzioni, 6 nuove coproduzioni e 11 riprese di cui 5 in tournée – con opere di 60 autori viventi, di cui 15 stranieri, 60 registi e circa 380 interpreti.

Firmano le  produzioni: Massimo Popolizio, artista di formazione ronconiana, e fra gli attori massimi della propria generazione. Il quale, dopo il   successo di Ragazzi di vita (del quale ci occupammo mesi fa) si confronterà  con un classico di Henrik Ibsen, Un nemico del popolo, dramma dai risvolti ancora attuali alla luce della temperie del presente; Luca Zingaretti dirigerà The Deep Blue Sea dell’inglese Terence Rattigan “costruito attorno a un personaggio femminile vittima delle sue scelte”; e un maestro dell’avanguardia italiana anni Settanta, protagonista della stagione delle “cantine” romane, Giancarlo Sepe sceglierà Barry Lyndon, trasposto  per la scena del romanzo di William Makepeace Thackeray e “con non pochi riferimenti alla matrice filmica di Kubrich.

L’impegno internazionale del Teatro di Roma si conferma con la produzione de La Maladie de la mort dell’acclamata regista britannica Katie Mitchell, adattamento cinematografico “live” del racconto di Marguerite Duras. Nel segno della continuità produttiva,  la realizzazione  di When the Rain Stops Falling del drammaturgo australiano Andrew Bovell, primo approdo della regista sul palcoscenico dell’Argentina e prima assoluta italiana. Daria Deflorian e Antonio Tagliarini firmeranno Quasi niente, creazione ispirata a Deserto rosso di Michelangelo Antonioni; ritorneranno inoltre le performances di Eleonora Danco, “spietata voce dell’oggi ad alta tensione tra corpo e parola” con  dEVERSIVO;  e di Giorgina Pi  regista di raffinato intuito e maturità autoriale con Settimo Cielo di Caryl Churchill. Atteso ritorno anche quello di  Davide Enia e del suo L’abisso, storia di un naufragio individuale e collettivo, sugli sbarchi nel Mediterraneo.

Rinnovato l’investimento sugli autori “emergenti”: Giacomo Bisordi con Sussi e Biribissi, testo dimenticato della narrativa italiana, scritto nel 1902 da Paolo Lorenzini (nipote di Carlo Collodi); e l’effervescente energia di Reparto Amleto, scritto e diretto da Lorenzo Collalti. Variegata anche la proposta che il Teatro di Roma offre nei diversi teatri d’Italia con le tournée di Ragazzi di vita, 28 Battiti, dEVERSIVO, Settimo Cielo, Reparto Amleto.

Trasversale l’offerta di titoli all’Argentina: Afghanistan, affresco storico diretto da Bruni/De Capitani; Va’ pensiero di Marco Martinelli e Ermanna Montanari; Questi fantasmi! firmato da Marco Tullio Giordana; Don Giovanni secondo Valerio Binasco; La tragedia del vendicatore prima regia italiana di Donnellan; Turandot diretta da Marco Plini; Enrico IV nella versione di Carlo Cecchi; La Gioia di Pippo Delbono; le riscritture di Giulio Cesare di Fabrizio Sinisi e Tito di Michele Santeramo; Si nota all’imbrunire di Lucia Calamaro, al suo debutto all’Argentina; Toni Servillo incontra le riflessioni di Jouvet sul teatro con Elvira; ritorna il Macbettu sardo di Alessandro Serra; Dieci storie proprio così – terzo atto di Emanuela Giordano e Giulia Minoli.

Tutto avrà inizio sin dalla fine di settembre.

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