Iran, arrestate perché senza velo. Questo è il coraggio

0 0

Se esiste un esempio di coraggio è quello che le donne della Repubblica islamica dell’Iran stanno mostrando al mondo. Stanno sfidando la copiosa neve di questi giorni, stanno sfidando le autorità togliendosi il velo obbligatorio per le strade, senza la paura di essere arrestate. In Iran il velo è stato reso obbligatorio dal 1979subito dopo la Rivoluzione iraniana; divieto esteso anche per le non musulmane e le straniere. Se per una parte della popolazione è simbolo di identità religiosa, per altre è simbolo di sottomissione e privazione della libertà individuale. Ed è così che nei giorni scorsi 29 donne sono state arrestate per essersi mostrate in pubblico con il capo scoperto.

Il tutto nasce anni fa con la campagna My Stealthy Freedom, ideata dall’attivista e giornalista esiliata iraniana Masih Alinejad, fondatrice del movimento, che intervistai più volte quando ancora la sua pagina Facebook aveva pochissime adesioni. All’inizio Alinejad, che allora viveva a Londra, invitava semplicemente le donne iraniane a diffondere le loro foto senza il velo e successivamente a postarle sulla sua pagina. A questa campagna aderirono da subito migliaia di donne sia dentro che fuori dell’Iran. Già da allora il metodo utilizzato dalla Alinejad aveva destato qualche perplessità nelle autorità iraniane, che avevano a loro volta indetto una manifestazione in favore dell’obbligo del velo.

Nel 2014 mi ritrovai nel mezzo di un sit-in in piazza Fatemi Tehran, in cui un manifesto riportava la seguente frase: “Tutto ciò che è buono come ad esempio il seme del pistacchio, è avvolto in un guscio, così la donna dovrebbe essere avvolta nel suo velo, l’hijab“. Le iraniane che intervistai successivamente contrarie invece all’hijab mi dissero “Ma noi donne non vogliamo sentirci ‘nuts’ non vogliamo essere considerate dei pistacchi in un guscio”. Negli anni molte di loro mi hanno sempre detto che per difendersi dagli uomini non hanno bisogno di coprirsi ma forse di cambiare il concetto islamico, che l’uomo ha della donna.

La prima a essere arrestata era stata Vida Movahed, una ragazza 31 anni e mamma di un bimbo di 19 mesi che aveva aderito alla campagna “mercoledì bianchi” in cui sempre Masih da New York invitava le iraniane ad aderire alla sua campagna rilanciando anche l’hashtag #whitewednesdays. La donna era stata arrestata poche ore dopo essersi tolta il velo, a Enghelab, una delle strade principali di Tehran. Enghelab in iraniano vuol dire rivoluzione. L’immagine di questa ragazza in piedi sopra a un pilastro che con estrema calma, coraggio e lucidità sventola il suo hijab come fosse una bandiera è diventato il simbolo delle proteste in Iran.

Queste donne ci stanno dicendo molto di più di un semplice rifiuto al velo, è un grido di libertà che noi dobbiamo ascoltare. È una rivoluzione silente che non sappiamo a cosa porterà magari a una presa di coscienza da parte delle autorità che potrebbe decidere di rimuovere questo obbligo imposto ormai 39 anni fa. Per adesso il procuratore generale iraniano Mohammad Jafar Montazeri, ha dichiarato che le rivendicazioni di queste donne sono gesti “infantili, insignificanti e per nulla preoccupanti”.
Che questo momento prima o poi sarebbe arrivato ce lo aspettavamo un po’ tutti ma in molti abbiamo pensato che dopo i primi arresti anche questa “rivoluzione silente” si sarebbe fermata. E invece no, continuano ad arrivare le foto di queste donne coraggiose. Arrivano anche foto di uomini che sono a favore della rimozione di questo obbligo ed è bellissima la foto di una donna con il chador che in piedi su un pilastro anch’essa sventola un hijab in segno di supporto a chi non vuole questa imposizione come per dire “difendo la mia fede però mi mi batto per chi non la pensa come me”. È incredibile la forza e il coraggio di queste donne iraniane dalle quali dovremmo imparare molto.

Fonte: “Il Fatto Quotidiano”


Iscriviti alla Newsletter di Articolo21