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Napoli sotterranea: viaggio d’arte e di memoria nel cuore della storia

 

Napoli, gennaio 2018. Napoli è da sempre meta di turismo spesso mordi e fuggi. A Natale presa d’assalto per i presepi di San Gregorio Armeno e le pizzerie che profumano di buono. L’estate di rara bellezza tra una passeggiata con vista mare e Vesuvio e un sfogliatella a Piazza Plebiscito. E caffe nocciolato e babba’ per gli appassionati.
Ma del sottosuolo e della sua storia da pochi anni l’interesse è nato.
Grazie all’Associazione Napoli Sotterranea, la cui opera tende al recupero del sottosuolo e alla sua valorizzazione, è possibile conoscerne storia e percorsi.
Il sottosuolo di Napoli é nato con la città ed è ciò che viene indicata come Napoli sotterranea.
I primi manufatti di scavi risalgono a cinquemila anni fa, alla fine dell’era preistorica. Poi i Greci  utilizzarono  grandi quantità di tufo per costruire mura e templi.Dalla cava infatti  fu prelevato il tufo  per costruire la Neapolis del IVsec. a. C., di cui restano monogrammi sulle pareti.
Poi i Romani costruirono in epoca augustea un grande acquedotto.
Agli inizi del 1600 Napoli era estesa a tal punto  che il vecchio acquedotto e le cisterne pluviali non erano abbastanza capienti.
Nel 1629 il facoltoso e nobile  Carmigiano fece costruire un nuovo acquedotto.
Nel 1900 non si scavo’ più per l’approvvigionamento di acqua e i cunicoli e le cisterne rimasero abbandonati.
In tutto erano oltre 2 milioni di mq che attraversavano la città.
Con la seconda guerra mondiale le gallerie divennero rifugi dai bombardamenti, ricoveri antiaerei per la popolazione.
Ora parte di queste cavità  non è più raggiungibile perché ostruita da detriti scaricati abusivamente da pozzi che collegavano strade e palazzi al sottosuolo, soffocandone cosi il grande interesse storico-culturale per la città.
Le notizie di cui sopra provengono dalla lettura di opuscoli diffusi dall’ Associazione Napoli Sotterranea e dell’ascolto della gentilissima guida che ha narrato storie di luci ed ombre di una Napoli meravigliosa.
Cosi sono apparsi resti originali o ricostruiti di oggetti di vita quotidiana, tufi, bombe, scritte in cerca di aiuto e parole in cerca di autore.
Bellissimo  tuffarsi nel cuore della città partenopea che stupisce e meraviglia. Come la bellezza d’una scritta del rione Sanita’.
“Vir Napule e po’ muor”.
E di tanta bellezza è pur dolce morire.

Foto: Vincenzo Aiello

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