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Arresti Spada. A Ostia c’è la mafia. Con nomi e cognomi

 

A Ostia c’è un clan e fa riferimento alla famiglia Spada. Questa volta è scritto nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare del gip di Roma Simonetta D’Alessandro che ha accolto la tesi della Dda e contestato a 32 persone i reati di omicidio, usura, estorsione a vario titolo ma – ecco la svolta –  in associazione per delinquere di stampo mafioso. Prima che sugli atti giudiziari la presenza di una pericolosa e radicata associazione criminale a Ostia era stata raccontata dai giornalisti, in primis da Federica Angeli che per questo ha pagato un prezzo molto alto, quello di trascorrere la sua vita sotto scorta. Ed è stato ancora un giornalista, Daniele Piervincenzi, a far vedere il volto feroce della mafia di Ostia beccandosi una testata sul naso per il solo fatto, appunto, di voler raccontare una verità scomoda. Fino a ieri mattina all’alba, quando è scattato il blitz, c’era ancora chi contestava l’uso del termine “mafia” in relazione al contesto di Ostia nonostante tutto ciò che già era emerso anche in altre inchieste, nonostante gli attentati, le evidenze, soprattutto il clima descritto in quella profonda periferia della capitale, così simile, diciamo pure sovrapponibile, alle periferie calabresi e casertane.

Tra gli arrestati di questa mattina ci sono Carmine, considerato il capoclan, e il fratello Roberto, rinviato a giudizio  martedì mattina per le lesioni ai due giornalisti della trasmissione Rai Nemo. Appena tre giorni fa il Procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, in un’intervista concessa ad Attilio Bolzoni per Repubblica aveva spiegato le mutazioni della mafia e dove questa si nasconde, aggiungendo altresì che in Mafia Capitale c’era l’aggravante mafiosa e che la Procura lo ha ribadito nel suo ricorso in Appello avverso la sentenza di primo grado.  Come per Ostia anche per Mafia capitale i giornalisti hanno cominciato a raccontare i fatti poi divenuti oggetto di indagine e di processo, prima dell’avvio delle inchieste penali. Ed è successa la stessa cosa per l’inchiesta, poi processo, Aemilia sulla presenza della criminalità in Emilia. Molti altri esempi simili si possono ritrovare in tutto il Paese a riprova di quanto conti il giornalismo, rigoroso e indipendente, e di quanto conti che resti tale. 

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