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L’omicidio di Daphne a Malta e il ruolo dell’informazione di inchiesta

 

“Malta probabilmente non sarà più la stessa dal giorno dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia – spiega Hermann Grech, direttore del Times of Malta. All’indomani della sua morte, il tema della democrazia, dello stato di diritto, del giornalismo a Malta è stato inserito in cima all’agenda nazionale. La società civile finalmente si è svegliata e ha iniziato a manifestare nelle strade chiedendo le dimissioni del governo e il rispetto dello stato di diritto”.

“Informazione e mafia nel bacino euromediterraneo: la verità a costo della vita, il caso di Daphne Caruana Galizia”. Questo il tema al centro dell’incontro tenutosi nell’Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. L’iniziativa, promossa dal Centro Studi Pio La Torre di Palermo, ha visto come co-promotori l’Ordine dei giornalisti di Sicilia, Articolo 21, la Scuola di scienze giuridiche, economiche e sociali, e il Dipartimento di scienze politiche e relazioni internazionali.

“Mentre una parte della società civile non può accettare che Malta continui a operare come al solito, molti altri maltesi credono che le proteste stiano andando fuori controllo e temono che alla fine l’economia ne risentirà. I giornali locali – continua Grech – hanno descritto l’assassinio come “un attacco alla libertà di espressione” sottintendendo che la classe politica di Malta avesse un interesse diretto a mettere a tacere la giornalista. In realtà, credo sinceramente che nessuno abbia davvero la minima idea di chi abbia ucciso Daphne Caruana Galizia. Gli assassini non hanno lasciato traccia. Daphne aveva troppi nemici. Ma la cosa peggiore – conclude Grech – che la società può fare è che la società maltese continui con la cultura dell'”omertà” e rimanga immune al ventre criminale in agguato dietro le quinte”.

“Le ultime indagini della procura catanese – sottolinea Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, mettono in luce come la criminalità organizzata maltese entri in contatto con Cosa Nostra in Sicilia. La corruzione si conferma, a Malta, come in Italia e in Europa, il brodo di coltura in cui le organizzazioni mafiose prosperano. E Daphne viene uccisa perché mette alla luce la corruzione della classe politica del suo paese”.

“Che a Malta sia in corso una vera e propria degenerazione morale – sostiene Massimo Farruggia, addetto stampa del Parlamento Europeo – lo si intende dal fatto che nonostante i Panama Papers, nonostante le indagini del Parlamento europeo e nonostante la pressione continua dell’opposizione e della società civile maltese, nella primavera del 2017 Muscat ha stravinto le elezioni ottenendo il secondo mandato consecutivo. Ripresentandosi a quelle elezioni, Konrad Mizzi, il Ministro colto in flagrante nei Panama Papers, è stato rieletto con un maggior numero di voti rispetto a quattro anni prima. “La situazione è disperata, ora ci sono criminali ovunque” aveva scritto Daphne sul suo blog la mattina della sua uccisione. Come ci ha dimostrato la sua uccisione – conclude Farruggia – chiudere gli occhi al flusso di danaro illecito e il lavaggio di soldi sul territorio porta sempre alla degenerazione dell’ordine pubblico. Quando poi le pratiche criminali vanno ad intrecciarsi con il potere, segna veramente l’inizio della fine della democrazia”.

“Se il tentativo era quello di spegnere una voce, mi auguro che sia miseramente fallito – è l’auspicio di Giulio Francese, presidente dell’Ordine dei giornalisti siciliano. – poiché altri colleghi hanno preso il testimone della Galizia e si sono mossi amplificando la notizia e l’inchiesta condotta dalla giornalista e vanificando ogni tentativo di insabbiamento “. Sulle minacce ai giornalisti è intervenuto Stefano Corradino, direttore di Articolo 21: “sono centinaia i giornalisti minacciati, solo nel 2017 sono 281 in Italia. Le minacce sono di vario genere, dal caso limite delle minacce di morte, purtroppo poi concretizzatesi nel caso di Daphne Caruana Galizia, a quelle più subdole come quelle della querela temeraria. Minacciare richieste di risarcimento danni elevatissime per scoraggiare i giornalisti dal compiere inchieste scomode”.

“Il potere o blandisce o intimidisce l’informazione – spiega Pasquale Pacifico, sostituto procuratore di Catania – purtroppo negli ultimi anni si è assistito ad un fenomeno per il quale il giornalista si è lasciato blandire dal potere diventando più che il ‘cane da guardia’ della democrazia un ‘cane da compagnia’, venendo meno alla sua funzione”.

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