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Scardinata la mafia di Vittoria. Borrometi: “un giorno di Liberazione”

 

“Sono intolleranti di qualsiasi forma di controllo da parte della stampa e della società civile”. Si esprime così il Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, nel rispondere ai giornalisti relativamente alle minacce che il nostro collega, Paolo Borrometi, ha ricevuto in tutti questi anni da parte del potente e violento clan Ventura del vittoriese. Nonostante le minacce ed i tentativi di delegittimazione Paolo è andato avanti a raccontare e ieri, alla luce dell’operazione di Polizia e Carabinieri che per delega della Dda di Catania hanno tratto in arresto 15 persone, azzerando il clan Ventura, oltre a sequestrare diversi beni ed un’intera azienda dell’indotto del Mercato di Vittoria, sono stati gli inquirenti, dal Capitano Domenico Spadaro (capo del nucleo investigativo della provincia di Ragusa) fino al capo della Mobile, Antonino Ciavola, a dare merito a Borrometi, rispondendo alle domande dei giornalisti presenti.

“L’obiettivo del clan – hanno spiegato gli Inquirenti – era fare in modo che l’opinione pubblica non avesse i fari puntati su Vittoria, invece i continui articoli di Borrometi, con le sue inchieste, hanno avuto sempre il merito ed il fine di tenere sempre alta l’attenzione su questo territorio”.

Importantissime le parole della presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, che ha espresso il proprio “plauso alle forze dell’Ordine che hanno permesso di scardinare la rete mafiosa della ‘Stidda’ di Vittoria. Le infiltrazioni mafiose nella filiera del mercato di Vittoria sono state al centro della nostra missione, due anni fa, nel Ragusano e delle coraggiose denunce del giornalista Paolo Borrometi – ha concluso la Bindi -, minacciato di morte dal reggente del clan Ventura arrestato oggi insieme ad altre 15 persone”.

E proprio ieri, dopo quattro anni di inchieste e sacrifici, per Paolo Borrometi è stato un giorno di gioia che lui stesso ha definito come “il giorno della Liberazione per Vittoria”.

“Sono stati quattro anni bui in cui, in molti, hanno tentato di screditare il mio lavoro e la mia persona. In molti ma non i tanti vittoriesi onesti, l’antiracket e, soprattutto, le forze dell’Ordine e le procure di Ragusa e Catania. Dopo ogni articolo d’inchiesta che scrivevo – spiega Borrometi – venivo chiamato per contribuire ad indagini che, magari, senza che io lo sapessi erano già in corso. Bisogna fare squadra, tutti insieme e con il proprio impegno, la guerra alle mafie la vinceremo solo se capiremo che forze dell’Ordine e Magistratura non possono fare tutto da soli. Ognuno deve fare la propria parte – ha concluso Borrometi sul suo profilo Facebook -, giornalisti, imprenditori, sacerdoti e soprattutto i cittadini devono denunciare e capire che lo Stato siamo ognuno di noi!”.

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