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La presidente Boldrini denuncia le molestie verbali ricevute. Il linguaggio dell’odio è la nuova forma del manganello mediatico

 

La presidente della Camera Laura Boldrini ha deciso di dare seguito alla decisione di rendere pubblici e denunciare i nomi di coloro che l’hanno molestata e diffamata, con frasi irripetibili, e quasi tutte segnate, non solo dall’odio politico, ma anche e soprattutto dal sessismo più volgare e violento.
Non si tratta di limitare il diritto di critica, anche nelle sue forme più radicali, ma di cominciare a ribellarsi ai cosiddetti ” Squadristi della tastiera”, espressione mediatica di risorgenti forme di squadrismo politico neonazista e neofascista e di populismi razzisti e negatori di differenze e diversità.
Non è mancato il finto libertario di turno che ha criticato la Presidente Boldrini che, in questo modo, avrebbe abusato” della sua carica istituzionale e minacciato la libertà di espressione.
Perché mai? Una Presidente donna deve rinunciare ai suoi diritti e ritenere normale che in modo pubblico e reiterato, si possa invitare allo stupro e alla violenza contro di Lei e i suoi familiari?
Perché mai dovrebbe fingere di non vedere e di non sentire?
Per altro la campagna di aggressione, pianificata e coordinata, è rivolta contro di lei in quanto donna e per il suo passato di persona impegnata contro il razzismo e per l’inclusione sociale, un motivo in più per reagire e per “usare” positivamente la sua carica istituzionale a favore di chi non ha più neppure la forza per reagire.

A chi teme “rischi” per la libertà di espressione vorrei chiedere cosa c’entrano le parole di morte, la diffamazione e il linguaggio dell’odio con i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione?
Quell’articolo è stato voluto dalle madri e dai padri costituenti per tutelare la libertá proprio da chi l’aveva distrutta incendiando i giornali, pestando gli avversari e utilizzando  manganelli e olio di ricino contro gli avversari.
Il linguaggio dell’odio è la nuova forma del manganello mediatico.
Del resto non  è un caso che, contro quello che viene chiamato “hate speech”, si stia formando un vasto schieramento che mette insieme credenti e non credenti, laici e religiosi, insegnanti e studenti, giornalisti e scrittori, tutti uniti dal desiderio di contrastare “il terrorismo delle chiacchiere” per usare le parole di Papa Francesco.

Non solo, dunque, condividiamo la denuncia di Laura Boldrini, ma la facciamo nostra, ciascuno di noi può e deve cominciare a ribellarsi alla violenza e alla istigazione pubblica a compiere reati e a denunciare  i nomi dei persecutori e dei molestatori.
Questo impegno sarà ribadito e rilanciato anche ad Assisi in occasione del Cortile dei Genitili, in programma dal 14 al 17 settembre, e della iniziativa promossa da Articolo 21 e dalla Rivista San Francesco, fissata per il 29’e 30 settembre, e che saranno dedicate anche ai “Muri mediatici della vergogna” e alle buone pratiche per contrastarli ed abbatterli.
Sarà un cammino lungo e difficile, ma abbiamo il dovere di intraprenderlo prima che sia troppo tardi!

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