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“Mani pulite non ha cambiato l’Italia”. Intervista a Gherardo Colombo

 
Gherardo Colombo parla nella Rotonda a mare di Senigallia accanto all’oggetto da cui tutto ebbe inizio. E’ la valigetta della legalità, quella usata nel 1992 da Di Pietro per incastrare Mario Chiesa con le mani nella mazzetta chiesta ad un imprenditore lombardo per l’appalto delle pulizie nel Pio Albergo Trivulzio. La valigetta è stata acquistata durante l’asta della legalità di Libera da un gruppo di imprenditori locali e donata al Comune di Senigallia. Quella che Gherardo Colombo, uno dei simboli del pool di Milano e dell’inchiesta “mani pulite” che compie venticinque anni, tiene di fronte ad una platea gremitissima non è una lectio magistralis ma è piuttosto una riflessione lucida ed amara sulla cultura delle regole e su un’Italia che proprio non riesce a cambiare.

” Mani Pulite è un’inchiesta che verrà ricordata a lungo anche per lo straordinario consenso popolare che caratterizzò i suoi inizi”
È vero per molto tempo sentivamo l’appoggio pieno dei cittadini. Di più: un consenso quasi plebiscitario con il rischio di idealizzare i singoli magistrati. Questo entusiasmo della società civile ci aiutò nel primo momento ad acquisire le prove perché chi ha commesso questo tipo di reato sentiva l’ostilità dell’opinione pubblica ed era portato a collaborare

Poi cosa è cambiato?
Dopo i primi anni di adesione entusiastica dei cittadini nei confronti della nostra azione giudiziaria l’orientamento dell’opinione pubblica è cominciato a cambiare. Il sistema corruttivo che stava emergendo non era solo più quello dei vertici, dei potenti sui quali era facile ottenere il consenso della gente. Sotto i riflettori finí la corruzione più diffusa e meno eclatante, quella dell’ispettore del lavoro, dell’agente della guardia di finanza, dello stesso cittadino che voleva la concessione edilizia illegittima per poter coprire la veranda. Ed allora molti hanno cominciato a dire:” ma non è che questi vogliono cacciare il naso anche su quello che facciamo noi? Non possiamo permetterglielo

È corretto dire che l’inchiesta Mani Pulite non ha diminuito la corruzione?
Sì purtroppo è così. Il livello di trasgressivitá in Italia è rimasto quello di prima. A me però Mani Pulite è servita molto. Mi ha fatto capire che la cultura viene prima delle regole e se non cambia la cultura le regole che non le sono coerenti non vengono rispettate. È necessario sapere nel senso etimologico del ve o latino sapio. Sapere come aver sapore, sapore buono o cattivo, sapere di giusto o sapere di sbagliato. Fino a quando nelle persone non verrà metabolizzata l’idea che la corruzione è un comportamento da evitare nulla potrà cambiare veramente. Da evitare non tanto e soltanto per considerazioni morali o etiche ma perché prima di ogni altra cosa la corruzione ci danneggia tutti visto che il costo delle tangenti ricade sempre sui cittadini contribuenti.

Quanto la tendenza alla violazione delle regole è circoscritta nei vertici politici e quanto invece è diffusa nella base?
Guardi i vertici sono corrotti perchè la corruzione è diffusa nella base. È la base che sceglie i propri rappresentanti. La nostra organizzazione è modellata sulla figura di una piramide nella quale chi sta al vertice può e coloro che sono in fondo devono. A volte ho l’impressione che una parte dei cittadini si scagli contro i politici non per valori etici ma perché pensa che il bottino non sia equamente diviso. Si sta insieme per differenza. Ciascuno cerca in ogni modo di ottenere di più dall’altro, di ricevere una discriminazione a proprio favore. Eppure la nostra Costituzione dice una cosa molto diversa e bellissima. Dice che ciascuno di noi è degno nella stessa maniera. La pari dignità appunto. L’articolo 3 della Costituzione vuol dire proprio questo, la pari dignità è un valore che impedisce di discriminare in ragione della diversità di genere, di convinzioni politiche o religiose, di condizioni personali e sociali. Noi italiani manteniamo un approccio alla dimensione civica pre costituzionale

E del nostro sistema detentivo e carcerario cosa pensa?
In Italia 2 persone su 3 un volta entrate in carcere finiscono con il tornarci. In Norvegia la percentuale è del 45%. Evidentemente il nostro modello di carcere serve a poco. Forse dovremmo ripensarlo puntando alla possibilità per il detenuto, in vista di un suo possibile recupero, di esercitare tutti i diritti compatibili con un quadro generale di sicurezza. Anche in questo caso la nostra stella polare dovrebbe essere la Costituzione.

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