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Addio ad Alberto La Volpe, grande direttore del servizio pubblico

 

Sono tempi dolorosi. Dopo Oliviero Beha ci lascia Alberto La Volpe, un grande giornalista, un uomo del servizio pubblico, una professionalità brillante e generosa. Alberto è stato uno di quei direttori che, ai tempi della tripartizione partitica della Rai, dimostravano con il loro lavoro quotidiano di essere prima di ogni altra cosa i professionisti migliori. Ho avuto la grande opportunità di lavorare molte volte per gli “speciali” del TG1 che lui guidava con mano autorevole e grande lungimiranza, scegliendo sempre temi all’avanguardia o realizzando scoop clamorosi, come quando fece rifare in studio le tre false statue di Modigliani dagli studenti livornesi.

Ironico, la battuta sempre pronta, e la serietà, perfino la severità, quando si trattava di lavoro. Aveva fondato il telegiornale della terza rete con Biagio Agnes e Sandro Curzi, navigava nei mari tempestosi della Rai come pochi. Quando andò a dirigere il TG2 dopo Ghirelli tutta la redazione del TG1 lo festeggiò con un grande applauso scendendo per le scale che nell’edificio di Via Teulada portavano dal quarto piano, dove erano le redazioni del TG1, al terzo, dove, appunto, era sistemato il TG2.

La Volpe era un uomo impegnato politicamente e culturalmente, come dimostrò realizzando tanti progetti importanti come sottosegretario nei governi Prodi e D’Alema. Aveva le sue idee – era un socialista autentico e convinto – e non le nascondeva, ma aveva ancora di più il rispetto per le idee degli altri e la capacità di ascoltare.

Ma forse la sua intuizione più significativa restano le “lezioni di mafia” che ideò con Giovanni Falcone nei primi mesi del ’92 e che non poterono essere realizzate per la tragica fine del magistrato. Quando ne parlava ad Alberto venivano gli occhi lucidi anche anni dopo. Ed infatti scrisse un libro con Pietro Grasso quando, nel 2012, l’attuale presidente del Senato realizzò per Rai Educazione una serie di “lezioni di mafia” sulla base del progetto di tanti anni prima.

E’ stato anche uno di quei direttori che hanno scoperto e fatto crescere colleghi bravi e preparati, come si faceva tanti anni fa alla Rai e come avremmo tanto bisogno che si facesse ancora.

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