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Turchia. “Se davvero esiste una Unione Europea, deve farsi sentire. Intervista al giornalista curdo Shorsh Surme

 

Un sì, quello al referendum costituzionale in Turchia, che sta cambiando e cambierà la storia dello Stato turco influendo negativamente sulle violazioni dei diritti umani. Un sì, nel quale pochi speravano, eppure ha vinto. Un sì, contestato persino dall’OSCE – Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa – che ha dichiarato: “Sono stati violati gli standard internazionali. Vi sono e vi saranno limiti alla libertà fondamentali.”

La Turchia, dunque, una Repubblica Presidenziale a tutti gli effetti. Con estrema sicurezza e autorità il Presidente, Recep Tayyip Erdogan  si è presentato di fronte alla folla annunciando: «L’Osce stia al suo posto». «Alcuni Paesi in Europa — ha aggiunto — hanno fatto campagne contro questo voto più della stessa opposizione turca, con uno spirito da crociati.» Eppure, le crociate contro la libertà restano nel territorio turco, dove ancora ad oggi più di 150 giornalisti sono reclusi in carcere, compreso il giornalista e regista  italiano Gabriele Del Grande, liberato dopo una detenzione di 15 giorni.

«Giusto negli ultimi due giorni sono partiti 300 carri armati dalla Turchia verso la località di Bnari Qandil nel Kurdistan dell’Iraq.» Ci racconta Shorsh Surme, giornalista curdo. «Agiscono militarmente contro civili che con grande fatica hanno ricostruito il loro paese, i loro villaggi. Utilizzano una violenza atroce, dove persone per poter prendere anche solo un pezzo di pane devono calpestare la loro terra sventolando una bandiera bianca. Esseri umani che contribuiscono all’economia dell’Iraq, attraverso i loro raccolti e i loro allevamenti, saranno di nuovo bersaglio delle forze armate. Ora sì, l’esercito turco è completamente nella mani del sultano Erdogan il quale aspettava la vincita del referendum per averlo completamente in pugno. Le telefonate di Trump e Putin al Presidente turco, nonostante l’ammonimento dell’Osce contro i risultati elettorali, hanno rafforzato la posizione di Erdogan. Questa volta, se davvero esiste una Unione Europea, deve farsi sentire. Non si può accettare tutto questo da parte di uno Stato che fa parte della NATO e negozia con l’Europa. »

Credi che adesso Erdogan dia il via libera ad una dittatura ancor più spietata anche nei confronti del popolo curdo?
«Sicuramente. La maggior parte dei curdi ha creduto in quella tregua durata quasi due anni e mezzo, nella quale c’era un dialogo anche con Abdullah Ocalan che il governo turco ascoltava dal carcere. Adesso viene  fuori che era tutta una farsa per conquistare il consenso della popolazione curda. Una volta vinto, lo spacco che ha creato è stato grande. Credo che la situazione diventerà molto pericolosa, sarà la svolta per dare un taglio completo alla questione curda. Erdogan, infondo, ha sempre affermato di voler tagliare i ponti.«»

La rete di autoritarismo e privazioni di libertà gettata da Erdogan non si ferma ai limiti del confine turco, si espande, va oltre. Arriva fino al nostro stivale, al sud, in Puglia dove la realizzazione del gasdotto che traghetterà in Europa il gas proveniente dall’Azerbaijan, non dà tregua nonostante le continue e instancabili manifestazioni e presidi dei pugliesi. Un’inchiesta dell’espresso ha difatti svelato come i tre regimi di Erdogan, Putin e Aliyev abbiano decine di connessioni societarie fra i tre blocchi di potere politico-economico, che portano al presidente turco Erdogan, al dittatore azero Aliyev e agli oligarchi russi legati a Putin.Un quadro di controllo – quello che coinvolge i familiare del Presidente turco – su maxi appalti, fonti di energie e persino su ipotetici finanziamenti a grandi associazioni terroristiche come l’Isis – secondo quando riportato in una inchiesta di Wikileaks.

«Il gasdotto che viene fatto coinvolge sicuro noti personaggi legati al governo di Erdogan – aggiunge Surme -. L’entourag del sultano è formato da persone facoltose economicamente parlando, e hanno influito notoriamente in questo progetto. Io spero che i lavori vengano fermati, sia per una tutela ambientale, ma anche perché c’è chi vive della terra e dei frutti che la terra pugliese offre, come l’olio. La Turchia sta cambiando rotte, andando verso l’Arabia Saudita il quale è un grande partner economico dell’Occidente. Bisogna ricordare che l’Arabia saudita che ha ‘creato’ personaggi come Bin Laden, e tuttora sta finanziando una delle organizzazioni più pericolose a livello mondiale: l’Isis. L’asse Erdogan – Arabia Saudita dovrebbe fare paura.»

Adesso, dopo l’ultimo referendum, tutti i poteri: esecutivo, legislativo e giudiziario sono nelle mani di Erdogan. L’unico squarcio di speranza per una ripresa della libertà individuale e del rispetto dei diritti umani resta il 2019, anno che farà scendere ancora Erdogan – e non solo – in campo in vista delle elezioni presidenziali.

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