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Migranti sempre più in fuga da crisi idriche e conflitti

 

BOLOGNA  – “Si stima che, entro il 2050, ci saranno 250 milioni di sfollati per l’assenza di acqua o le difficolta’ di accesso alle risorse idriche”: l’allarme arriva da Giorgio Cancelliere, coordinatore del Master in gestione delle risorse idriche nella cooperazione internazionale all’Universita’ Bicocca di Milano e Supervisore scientifico per l’acqua della ong bolognese Gvc.

“Negli ultimi 7 anni ci sono stati 200 milioni di migranti ambientali, a cui vanno sommati i 120 milioni di persone che, per la costruzione di enormi dighe in Cina e India, hanno dovuto lasciare le loro citta’”, aggiunge. L’occasione e’ la conferenza “Le mani sull’acqua. Migrazioni ambientali e conflitti per il controllo sull’acqua”, organizzata da Gvc in Cappella Farnese a Palazzo D’Accursio a Bologna. All’origine di queste migrazioni, i cambiamenti climatici, i lunghi periodi di siccita’, le alluvioni e il fattore antropico. Come in Cina e in India, come abbiamo visto, ma anche come in Kazakistan, per colpa delle dighe che stanno costruendo attorno al lago Aral, nella zona del Mekong, in Bangladesh e Myanmar, nei pressi di tutti i fiumi che nascono dall’Himalaya, con le attivita’ di regimentazione fluviale. O come in Etiopia, dove la costruzione di 4 enormi dighe, tra cui la famosa Diga della rinascita, sta costringendo cittadini sudanesi ed egiziani a partire alla ricerca di altre terre fertili. “Portare via a cittadini africani il loro unico pezzo di terra, significa ucciderli. Per questo si trovano costretti a emigrare. Ma, si badi bene, nella maggior parte dei casi emigrano nei Paesi limitrofi: dall’Etiopia al Kenya, dalla Somalia al Kenya, dal Sahel alla Nigeria o al Congo. L’aspetto drammatico e’ che queste dinamiche migratorie ci sono sempre state: il punto e’ che prima ci si spostava per migliorare la propria condizione economica, oggi per disperazione, perche’ non si puo’ piu’ rimanere dove si vive”. “Nella maggior parte dei casi, poi, le popolazioni colpite da questi fenomeni sono anche quelle piu’ povere. Cittadini di Paesi in cui c’e’ una grande fragilita’ politica e spesso anche una crescita demografica molto forte”. E’ successo cosi’ in Sudan, Somalia, Etiopia. Sta succedendo cosi’ in Siria: “Alla crisi siriana si e’ sovrapposta una crisi idrica, che spinge le persone a riversarsi in citta’ gia’ in stato confusionale. Con Gvc, per esempio, lavoriamo in Libano con i rifugiati siriani, circa 15 mila persone. Un numero cosi’ grande naturalmente ha un peso gravoso sulle spalle libanesi, per questo lavoriamo sulle loro risorse idriche. In pratica, supportiamo le autorita’ perche’ supportino i sistemi idrici. Contemporaneamente, lavoriamo anche in Siria. Ad Aleppo, per esempio, abbiamo ricostruito l’acquedotto e creato nuovi centri di smistamento di acqua. I siriani, adesso, cominciano a fare ritorno nelle loro case, sempre che riescano a trovarle ancora in piedi. Immaginiamo che, presto, i 4 milioni di rifugiati siriani in Turchia rientrino: cosa succedera’?”. “L’acqua e’ l’elemento su cui si basa la vita. Senza acqua non c’e’ cibo, considerato che il 70 per cento del totale delle risorse idriche e’ impiegato in agricoltura – riassume Margherita Romanelli di Gvc -. Senza acqua non c’e’ lavoro: il 90 per cento del lavoro nel settore agricolo e’ legato alla disponibilita’ di acqua. Senza acqua non c’e’ possibilita’ di accedere all’energia, idroelettrica e termica, per esempio. Senza acqua igiene e salute vanno in crisi. L’acqua e’ una delle cause delle emergenze, e contribuisce anche ad acuirle, tra epidemie e alluvioni. E anche il cambiamento climatico ha il suo peso: l’aumento della temperatura comporta l’aumento del livello del mare, facendo cosi’ che l’acqua salata entri nelle falde e le renda inutilizzabili”. Romanelli, nel suo intervento, ha parlato della situazione che colpisce le aree toccate dal fiume Mekong. Oltre un milione di cambogiani, ogni anno, migra in Thailandia: numeri importanti, considerato che la Cambogia conta 15 milioni di abitanti. “Questo avviene perche’ in Thailandia si guadagna di piu’, e con le rimesse i cambogiani intendono sostenere il proprio Paese. Ma se queste rimesse non vengono gestite? Se non vengono utilizzate per costruire nuove possibilita’? Cosi’, capita che non solo le persone migranti non facciano rientro in patria, ma che anzi portino con se’ le famiglie”. Secondo Romanelli, e’ necessaria una gestione sostenibile delle risorse, abbandonando, per esempio, le coltivazioni intensive; serve fermare gli sprechi e contrastare le privatizzazioni.

“E’ il momento di pensare anche al futuro: il World economic forum ha sancito che l’acqua sara’ uno dei rischi globali dei prossimi anni: tra alcuni decenni, altrimenti, potrebbero crearsi situazioni ancora piu’ complesse e conseguenti crisi umanitarie di portata considerevole”. Secondo Cancelliere, il primo passa da fare per tentare di arginare queste enormi masse migratorie e’ fermare i conflitti. “Come abbiamo visto, una maggiore sicurezza politica porta vantaggi. E poi: qui stiamo parlando di Paesi che non hanno una sicurezza sociale. Prendiamo il Pakistan, colpito da numerose alluvioni nel corso degli ultimi anni: lo Stato cosa ha fatto? Nulla, ha abbandonato i cittadini che avevano perso tutti, obbligandoli ad andare altrove. E’ come se l’Italia dicesse alle popolazioni terremotate: non possiamo fare nulla, andatevene in Norvegia. Infine, sono urgenti piani di mitigazione dei conflitti”. Il convegno “Le mani sull’acqua” e’ stato anche l’occasione per lanciare la nuova campagna di Gvc #gocciaAgoccia: obiettivo, aiutare la Siria a rialzarsi, ricostruendo edifici scolastici dotati di acqua corrente e formando nuovi insegnanti, per garantire a tutti i bambini l’accesso a scuole funzionanti e sicure.

Da dazebao

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