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Giornata contro le mafie. Paolo Siani: “qualcosa sta cambiando nella coscienza civile”

 

“Vi vogliamo al nostro fianco il 21 marzo per le strade di Ponticelli per affermare che il rispetto delle regole è il primo passo per sconfiggere mafia e corruzione. Gli indifferenti dovrebbero comprendere che far finta di nulla vuol dire darla vinta alle mafie. I furbi, coloro che pensano al proprio interesse a danno della collettività, andrebbero isolati e contrastati e non presi a modello”. All’appello di Paolo Siani, fratello del giornalista Giancarlo, assassinato dalla camorra nel 1985, rispondono in quarantamila. Una fiumana di studenti, proveniente da tutte le scuole della Campania, ha partecipato stamattina al Rione Conocal di Ponticelli (area est di Napoli) alla XXII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, promossa da Luigi Ciotti e Libera. ll tema della marcia di quest’anno è stato “Luoghi di speranza, testimoni di bellezza”. Il Conocal di Ponticelli è, da  tempo, il simbolo della violenza mafiosa: lo dimostrano anche gli arresti dello scorso giugno di numerosi esponenti del clan «D’Amico», accusati di gestire diverse attività illecite tra le palazzine popolari. Per un giorno questo quartiere è stato attraversato da migliaia di persone per affermare la giustizia sociale.

Valori portati avanti da Siani, primario del Santobono, che, attraverso la Fondazione Polis, da molti anni organizza una serie continua d’iniziative, perché non si dimentichi. “Fino a qualche anno fa – spiega Siani (che riesce sempre a spiegare in maniera semplice argomenti complessi) – una giornata del genere non era neppure pensabile. Nel 2008 la Campania rispondeva poco, come se i problemi della camorra, delle vittime, non riguardassero il comune sentire”. In questi giorni, invece, il pediatra ha dovuto rinunciare a malincuore a tre inviti, perché era a Roma alla scuola Allievi dei carabinieri, con Paola Caccia, Rita Dalla Chiesa e Gian Carlo Caselli, chiamato da Alfonso Manzo, generale comandante della legione allievi carabinieri. Un incontro significativo, soprattutto alla luce delle minacce scritte, ricevute da Don Ciotti, che accostavano il prete-coraggio agli sbirri. “Vent’anni fa con Don Ciotti – racconta ancora Siani – abbiamo provato a combattere le mafie, partendo dalle vittime, punto di vista che dà all’argomento un’altra prospettiva. Finalmente dopo ventidue anni, questa giornata, così importante, oggi è stata istituzionalizzata dal Parlamento.

Una spinta forte, in questo senso l’ha data Papa Francesco, che due anni fa volle incontrare tutti i parenti delle vittime. Insomma è stato un crescendo”.  Ma com’è sentita in particolare in Campania questa giornata? “E’ sentita profondamente. Alle nostre iniziative partecipano tantissime scuole campane, molte delle quali hanno adottato vittime innocenti. Ci sono scuole, strade, biblioteche che sono state dedicate a chi ha perso la vita per mano della camorra. Penso alla biblioteca della Sanità, intitolata ad Annalisa Durante e a tante scuole che hanno il nome di Giancarlo”. Insomma qualcosa sta cambiando nella coscienza civile. “Se penso che dieci anni fa-conclude  Siani – una scuola di Gragnano dovette affrontare, con la preside Nora Rizzi, una lunghissima battaglia burocratica, per intitolare una scuola a Giancarlo, devo dire che oggi si è aperta una nuova era”. L’era del coraggio, al grido di: “Siamo tutti sbirri#”.

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