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Libertà di stampa. Tema serio, no alle boutade qualunquistiche

 

Chi diffonde odio agisce contro la comunità nazionale”, tra i tanti richiami e notazioni importanti fatte nel messaggio di fine anno dal Presidente Mattarella, questa frase interpella anche le coscienze di noi giornalisti.Qualcosa si muove di positivo nel segno di “Notizie oltre i muri” ,titolo significativo dato al IV rapporto della Carta di Roma. Ma il risultato importante è la conquista dell’agenda politica.Il tavolo di confronto per approfondire i temi relativi alle querele temerarie e alla diffamazione, alla tutela dei cronisti minacciati e al contrasto del linguaggio dell’odio e della violenza è occasione da non perdere. Una sensibilità da evidenziare quella del ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha accolto l’appello della Fnsi. Ora, però, bisogna far fruttificare l’opportunità e certamente non mancheranno motivazioni e idee ai colleghi che a quel tavolo andranno a sedere. Preme, però, sottolineare come questi temi, apparentemente diversi tra loro, si tengano bene insieme siano facce di una stessa medaglia o meglio ancora pensiamo alle monete da uno o due euro. Da un lato sempre uguali, dall’altro cambia la faccia in ogni singola nazione. Il lato comune è la libertà di cui all’art 21 della Costituzione che comporta anche il diritto dei cittadini ad essere informati correttamente,il suo rovescio più coniato è la responsabilità, ma a fronte di quella libertà potrebbe esserci dall’altro lato la deontologia che l’Ordine dei giornalisti è chiamato a definire e far rispettare o il dovere dello stato di tutelare i cronisti minacciati e di evitare con idonei provvedimenti che quella libertà presente sull’altro fronte della medaglia sia molestata. Nell’altra faccia della moneta c’è sempre l’interesse del cittadino, un interesse pubblico, quando si parla di questi temi c’è sempre in ballo la qualità della democrazia. Per capirci meglio quella “estorsione di libertà”, attuata attraverso querele temerarie o quelle minacce alle quali non corrisponde un adeguato intervento dello Stato hanno come soggetto leso non solo il giornalista, ma tutta la comunità. Partendo da questo ragionamento si possono trovare e attuare le contromisure utili a far risalire l’Italia da quel vergognoso 77 posto nella classifica sulla libertà di stampa, di cui la politica farebbe bene ad occuparsi in modo serio e non con boutade qualunquistiche, come quelle registrate nelle ultime ore da parte di Beppe Grillo e giustamente respinte al mittente dal sindacato dei giornalisti.

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