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La ‘ndrangheta si fa sindacato: “fuori i giornalisti dall’aula”. Noi andremo in massa…

 

Né Sciascia né Pirandello sarebbero mai arrivati ad immaginare tanto. La ‘ndrangheta che si fa sindacato, uno di “loro”, tale Sergio Bolognino, imputato nel processo “Aemilia” per associazione mafiosa, si fa portavoce. “Signor presidente, i sottoscritti imputati detenuti chiedono di voler procedere affinché il processo si svolga a porte chiuse. Da quando è iniziato stiamo assistendo a un linciaggio mediatico”. E’ il testo del documento che, da dietro le gabbie, legge Bolognino. Sì, perché le regole le vorrebbero scrivere “loro”, perché i giornalisti, quando fanno il proprio lavoro (e lì ce ne sono davvero tanti, Giuseppe Baldessarro piuttosto che Giovanni Tizian su tutti) sono un pericolo, un problema.
Allora la neo costituita “associazione di categoria ‘ndrnagheta” (“n” iniziale volutamente minuscola) alza la testa per porre fine alla libertà di stampa. Perché se tutto si svolge in silenzio, allora gli imputati potranno essere anche condannati, ma non saranno additati dall’opinione pubblica.

Mai come questa volta è importante essere a Reggio Emilia. Le organizzazioni criminali si nutrono di gesti simbolici, questo uno di quelli, “fare squadra” per combatterli con le nostre armi democratiche e di racconto è fondamentale. La proposta, come Articolo 21, è alla Fnsi ed a tutti i colleghi di dare ancora più forza al racconto nazionale del processo “Aemilia”, ad essere in aula nelle prossime udienze.
Perché se “loro” ci vogliono muti, noi dobbiamo urlare, mai come adesso!

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