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Senza fine: ennesimo rinvio del processo al fotoreporter egiziano Shawkan

 

L’Egitto ha perso un’occasione importante per dare, nella Giornata internazionale dei diritti umani del 10 dicembre, un segnale positivo. Il processo nei confronti di Mahmoud Abu Zeid, meglio conosciuto come Shawkan, il fotoreporter dell’agenzia londinese Demotix, è stato rinviato per l’ennesima volta. Prossimo appuntamento: il 27 dicembre.

Shawkah, 29 anni, è stato arrestato il 14 agosto 2013 mentre stava scattando fotografie in uno dei giorni più bui della storia recente dell’Egitto. Quel giorno, le forze di sicurezza dispersero con estrema violenza il sit-in della Fratellanza musulmana in piazza Rabaa al-Adaweya, uccidendo oltre 600 persone. Shawkan, in carcere ormai da ben oltre 1000 giorni, rischia una condanna all’ergastolo per questo lungo elenco di pretestuose accuse: “adesione a un’organizzazione criminale”, “omicidio”, “tentato omicidio”, “partecipazione a un raduno a scopo di intimidazione, per creare terrore e mettere a rischio vite umane”, “ostacolo ai servizi pubblici”, “tentativo di rovesciare il governo attraverso l’uso della forza e della violenza, l’esibizione della forza e la minaccia della violenza”, “resistenza a pubblico ufficiale”, “ostacolo all’applicazione della legge” e “disturbo alla quiete pubblica”.

Il suo unico “reato” è aver fotografato il primo sanguinoso atto di repressione dopo il colpo di stato di Abdel Fattah al-Sisi. Di rinvio in rinvio, la detenzione preventiva di Shawkan ha ampiamente superato il massimo di due anni consentito dalla legge egiziana. Le sue condizioni fisiche non sono buone e nelle fotografie scattate nel corso delle ultime udienze è apparso emaciato e affaticato. In carcere ha contratto l’epatite C e ma per almeno 20 volte la richiesta di scarcerazione per motivi di salute è stata respinta.

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