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Uzbekistan, il giornalista in carcere da più anni al mondo

 

Lavoro forzato nei campi di cotone; stragi di massa, come ad Andizhan nel 2005; prigionieri bolliti vivi come le aragoste; decine di metodi efferati di tortura. Oltre un quarto di secolo di dittatura dell’appena deceduto presidente Islam Karimov hanno accreditato all’Uzbekistan una serie di tragici record nel campo dei diritti umani.

Ce n’è anche un altro: il giornalista in carcere da più anni al mondo. Muhammad Bekzhanov, all’epoca capo redattore di Erk, l’organo d’informazione dell’omonimo partito di opposizione bandito dalle autorità uzbeche, è in carcere dal 1999. Bekzhanov era stato rimpatriato dall’Ucraina il 18 marzo di quell’anno. Un mese prima la capitale Tashkent era stata sconvolta da una serie di attentati.
In un mese di interrogatori in isolamento e sotto tortura, mediante pestaggi, soffocamenti e uso della corrente elettrica, gli inquirenti lo “convinsero” ad ammettere di aver collaborato col leader in esilio di Erk , Muhammad Salih, a organizzare gli attentati di febbraio. Così, Il 18 agosto di quell’anno, fu condannato a 15 anni di carcere.

Bekzhanov avrebbe dovuto essere rilasciato nel 2014 ma poco prima della scadenza della pena è stato nuovamente processato e condannato a quattro anni e otto mesi per una presunta violazione del regolamento interno della colonia penale di Kasan, dove è tuttora detenuto. Cina e Russia considerano l’Uzbekistan un alleato importante nella lotta contro la penetrazione del terrorismo di matrice islamista. Affittando le sue basi alla Nato nella guerra in Afghanistan, Karimov ha anche ottenuto il silenzio dell’occidente, spingendo il dipartimento di Stato Usa persino a coniare l’infelicissimo concetto di “pazienza strategica” per giustificare l’assenza di proteste per le violazioni dei diritti umani.

Speriamo che, morto il dittatore, non gli sopravviva la dittatura. E che Bekzhanov possa tornare libero al più presto.

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