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Strage di Bologna: “Mancano ancora mandanti e ispiratori politici”. Intervista a Paolo Bolognesi

 

Erano le 10.25 quel 2 agosto 1980 fa quando una bomba a orologeria esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, gremita di turisti, donne e uomini che andavano e tornavano dalle vacanze, persone che accompagnavano o aspettavano familiari e amici. In quello che è stato considerato il più grave atto terroristico del secondo dopoguerra morirono 85 persone tra cui 5 bambini, la più giovane Angela Fresu di soli 3 anni.
A 36 anni di distanza ci sono stati processi, condanne, depistaggi, disinformazione. Sappiamo chi sono gli esecutori materiali ma non i mandanti né gli ispiratori politici. Questo ce lo ricorda Paolo Bolognesi, presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime delle strage di Bologna.

Per l’anniversario dalla strage avete realizzato ottomila cartoline con le storie di chi è morto quel giorno. Con quale scopo?
Lo abbiamo fatto per dare un valore concreto alla memoria. Per far sapere, soprattutto ai più giovani che quelle 85 vittime potevamo essere ognuno di noi. L’unica differenza è che noi non eravamo lì quando è scoppiata la bomba. In queste cartoline ci sono le storie di ognuno di loro, persone normali che facevano la loro vita e passavano da quelle parti. Con i loro sogni, le loro idee e le loro aspettative per il futuro. Vogliamo far sapere ai più giovani che quelle 85 vittime non sono solo un numero ma persone che stavano costruendosi una vita e che è stata tragicamente interrotta dal terrorismo.

Cosa manca al raggiungimento della verità?
Mancano i mandanti e i gli ispiratori politici. Bisogna far sì che tutti gli apparati che hanno collaborato vengano smascherati. E condannati.

Quali sono stati i limiti, le resistenze, le manipolazioni?
Gli ostacoli li hanno visti tutti. E Bologna è stata la summa di tutti i depistaggi che ci sono stati anche nelle altre stragi.

La direttiva del governo Renzi ha consentito la declassificazione dei documenti sulle stragi. Come procede?
E’ stata una misura che abbiamo molto apprezzato ma siamo di fronte a gravi ritardi. E questo non dipende dal fatto che i documenti non si trovano. Si vuole guadagnare tempo cosicché, se si scavalca la legislatura magari quella direttiva viene dimenticata. I ritardi sono un modo per frenare il conseguimento della verità, perché il tempo aiuta a dimenticare e aiuta anche i mandanti e gli ispiratori politici a farla franca.

Ci sono dei documenti che potrebbero essere non accessibili e top secret?
Le carte sulle stragi non posso essere inaccessibili. Potrebbero esserci documenti collaterali coperti dal segreto di stato. Ma se su mille documenti ce ne mostrano solo novecento ci devono spiegare perché quei cento secretati non possono essere visti. Altrimenti non è una declassificazione seria.

Proprio da oggi scatta il reato di depistaggio, che valore ha?
Enorme e non solo per quanto riguarda la strage di Bologna. Può valere anche per fatti più recenti, penso al caso Cucchi o alla Diaz perché può servire ad esempio a denunciare i poliziotti che si sono macchiati di reati.

Che ruolo ha avuto l’informazione in questi ultimi anni? Ha fatto il suo dovere o ha abdicato dal ruolo di cane da guardia anche sulla verità delle stragi?
Ci sono stati sussulti diversi. La Rai mi sembra abbia fatto cose buone e così altre testate. Ma non si parli di misteri. Perché i misteri riguardano solo la fede. Qui dobbiamo parlare di segreti che alcuni non vogliono svelare. Per questo la stampa ci deve dare una mano. Una volta si faceva molto più giornalismo d’inchiesta, una pratica che purtroppo si è persa.

Oggi in piazza con voi ci saranno anche molti rappresentati della comunità islamica. Perché avete accolto con favore la loro partecipazione?
Perché dobbiamo sentirci accomunati in una battaglia globale contro il terrorismo. E’ ovvio che fra il terrorismo di 36 anni fa e quello di oggi ci sono motivazioni molto diverse ma alla base di tutto c’è la gestione del potere. E penso che questo possa servire anche a dare più coraggio ai musulmani stessi per denunciare tutti quei casi che non sono ancora chiari.

@s_corradino

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