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Link, voci autorevoli alla seconda giornata di #BuonGiornalismo

 

Ci ha appassionato. Questo lavoro di ascolto, sintesi e racconto ci ha presi e coinvolti. In questo secondo giorno di Festival di #BuonGiornalismo si ascoltano voci autorevoli, voci di chi cerca la verità per Giulio Regeni, di chi ha scritto un romanzo “fanta-vaticanista”, di chi racconta lo “sfascio” di una famiglia, di chi ha talmente tanto “amato” il fascismo che si è trovato ad odiarlo, di chi, come Tommaso Cerno, si spende in un’analisi scomoda del nostro Paese, di chi racconta la propria carriera calcistica e di chi porta sul palco il proprio lavoro, la propria professionalità. A coronare la giornata c’è un trio d’eccellenza che, tra una fetta di formaggio e un bicchiere di vino, dà spettacolo.

#1 – (Ricordando) Giulio Regeni con Maurizio Fermeglia e Maria Gianniti

Giulio era un rappresentante della nostra meglio gioventù, di quelli che si prendono, partono e (forse) tornano, o forse no. Era un giovane come noi, pieno di entusiasmo, pieno di voglia di fare e con un unico sogno: scendere in campo e cercare la verità. Raccontare la verità. Quella stessa verità, ora, la stiamo cercando noi, la vogliamo e la pretendiamo, perché non possiamo ammettere un silenzio davanti a questo orrore.
Si citano situazioni analoghe che vedono “altri Giulio Regeni” vivere quello che ha vissuto anche lui solo perché credono nella libertà di stampa e nel diritto di esprimersi liberamente in un paese, l’Egitto, che non le concede. Non le vuole concedere.

#2 – Mauro Mazza, Don Ettore malnati e Padre Radovic

Il racconto del futuro della chiesa, dell’eredità che Bergoglio ci lascerà, di una divisione nella Chiesa che (probabilmente) porterà all’elezione di un Papa russo. Questa la presentazione del nuovo romanzo di Mauro Mazza, un libro “fanta-vaticanista” che detterà i contenuti di un incontro sulla riconciliazione della Chiesa cattolica e di quella ortodossa, di due realtà apparentemente inconciliabili. Dopo lo storico incontro tra Papa Francesco e il patriarca di Mosca Kirill a Cuba, ci troviamo davanti ad un cammino comune che punta all’unione della comunità cristiana.
L’invito è a trovare un rapido accordo che porti ad un cambiamento geopolitico nei rapporti fra l’Europa e la Russia. Tutto per non dimenticare che “Cristo è colui che rivela all’uomo tutto l’uomo ed ogni uomo”.

#3 – Gianna Schelotto

La famiglia moderna. Come si evolve e come si ingrandisce. Come si espande.  Gianna Schelotto, scrittrice e giornalista, racconta una storia, quella di una famiglia che si sfascia. Il padre, un giorno, dice al figlio “mamma e papà non si vogliono più bene, ma il bene per te ci sarà sempre”. Presenta così il suo libro, raccontato dal punto di vista del padre di famiglia, di una figura adulta che vive con la propria sensibilità lo “sfascio” del nucleo familiare. E se fosse il bambino a raccontare la storia? “Sarebbe comunque un bambino amato”. È questa la sua più grande fortuna, quella che manca ai bambini-soldato, ai bambini orfani, ai bambini che vivono in guerra o in povertà. E quale sarà il loro domani?

#4 – Pierluigi Battista

“Il mio libro? Ho pensato a quelli come mio padre che si trovano con la patria che muore, con l’Italia che si sfascia, con il Re che scappa. Ho pensato a quelli che -metaforicamente – si trovavano in trincea”. Pierluigi Battista aveva un padre fascista, innamorato del fascismo, che lo portava in giro per Roma e parlava, parlava sempre. Di cosa? Raccontava al figlio la bellezza dei monumenti fascisti, l’architettura e l’arte che lo hanno sempre conquistato. Che lo hanno fatto innamorare.
Forse è nata qui la “diatriba”, il contrasto. Forse è nata qui la voglia di dire no al fascismo e di farsi un’opinione propria. Forse è nata qui la voglia di distinguersi, di staccarsi dal modo di fare e di agire del padre. Forse è nata qui la voglia di scrivere “Mio padre era fascista”, il suo libro. Una parte di vita, una parte di storia del nostro Paese.

#5 – Tommaso Cerno

“Se uno di destra dice “a noi”, lo consideriamo apologia di fascismo. Se a farlo è uno di sinistra, allora è una riflessione approfondita sulla società italiana. Questa è la dimostrazione che siamo rimasti un po’ fascisti”. È un esordio che lascia intendere subito i toni dell’incontro tra Tommaso Cerno, direttore del Messaggero Veneto, e Pierluigi Franco, responsabile dell’ANSA FVG. C’è un clima particolare: dopo soli venti minuti ci sembrava avesse detto tutto; ci guardiamo e rimaniamo stizziti. Un’analisi sicuramente scomoda della società italiana, dei suoi tratti distintivi e costanti nella storia, caratteristici di un popolo abituato a grandi leader e poco consapevole della propria forza, dell’infinita unità nazionale.
Non poteva mancare un pensiero sul “Caso Regeni”. Dice quindi che in Italia “noi siamo quelli che in 70 anni non hanno ancora detto cos’è successo ad Aldo Moro, quelli che pensano di potersi inventare le più grandi balle della storia. Ma nonostante questo pensiamo di andare in Egitto, imporci e pretendere la verità. Noi che cerchiamo la verità? È il colmo”.

#6 – Claudio Gentile

Un ragazzino cresciuto in Libia, quando il giovane Gheddafi era ancora un pastore(llo) e i ragazzi della sua età molto più cattivi di lui. Un ragazzino cresciuto in una squadra di provincia ed emerso in un provino con il Varese. Un ragazzino nel quale pochi credevano e che è arrivato a compiere una delle più grandi imprese del calcio italiano: vincere il mondiale, quel mondiale. Il modiale di Bearzot, di Pertini e Paolo Rossi, ma anche quello di Gentile che ingabbia Maradona e Zico. Un uomo che merita rispetto e riconoscenza.

#7 – Andrea Iacomini

“Ieri 500 dispersi nel mar Mediterraneo. Il giorno dopo non ne troviamo traccia sui giornali, sui media”. È questa l’accusa che porta sul palco Andrea Iacomini, il portavoce UNICEF in Italia, che ha dalla sua un’infinità di esempi e situazioni rimasti nascosti, che cadono nel dimenticatoio e che consegnano la vittoria, ancora un volta, a chi vuole speculare sulla vita di questi uomini e donne. Il suo impegno è forte, crede veramente nell’UNICEF, dice che “se ci fossero 30 mila bambini bloccati a Mosul, io ci entrerei nonostante l’ISIS”. Tutto per questi bambini, la loro fragilità, la loro debolezza, perché “i bambini che io conosco sono quelli che fanno il segno della vittoria quando dovrebbero piangere”.

#8 – Mauro Corona, Toni Capuozzo e Gigi Maieron

Il palco di Link si trasforma e diventa un’osteria, una scenografia suggestiva in cui prendono vita chiacchere, racconti e canzoni. L’osteria è il luogo dei discorsi sinceri, della spontaneità, il luogo perfetto per trascorrere una serata dove aleggia un’aria di allegra malinconia. Certo: “è una tragedia stare qui dopo aver girato tutti i bar di Trieste”. È uno spettacolo che non è uno spettacolo, messo in piedi per costruire un ospedale in Afghanistan. Ne sono certi, lo sanno: su Facebook passeranno per tre ubriaconi, tre ubriaconi di parola, però. Tre ubriaconi che, con un bicchiere di troppo, hanno detto: “Non leggete i miei libri, comprateli. Non voglio passare alla storia, voglio passare alla geografia”. Toni CapuozzoMauro Corona e Gigi Maieron non sono triestini, ma la loro “estraneità” è un motivo in più per riconoscere in Trieste un “posto eletto per la nostalgia, dove il tempo sembra non passare mai”.

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