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Politica-Magistratura, finiamola con questa guerra anacronistica

 

Ieri ero in treno con amici che ho rivisto per un convegno storico sui nostri tempi organizzato in quell’Emilia Romagna  che continuo a considerare la regione per molti aspetti più vivace della penisola uscita meglio (o meglio che sta tentando di uscire, perché la lentezza della ripresa è forte anche là) dalla lunga crisi economica e sociale che ha fermato il cammino della penisola. Ebbene si è parlato – e non era possibile prescinderne – della polemica provocata dalle parole del capo del governo e segretario del partito democratico Renzi sul lavoro dei magistrati e piuttosto che parlarne di nuovo vorrei scrivere un articolo su quello che dobbiamo fare, o meglio parlamento e governo dovrebbero fare per risolvere il problema sotto gli occhi di tutti che si chiama lentezza intollerabile e arretratezza della giustizia italiana.

Dal governo ci aspettiamo, e al più presto, una serie di misure che dimostrino la volontà di restituire efficienza e dignità al sistema della giustizia . Gli italiani stanno perdendo fiducia nel funzionamento dei tribunali e questo è un rischio cui dobbiamo opporci. Bisogna che Renzi si impegni subito a far varare le misure necessarie. Ed è quello che chiedono le imprese e gli investitori internazionali cari al nostro presidente del Consiglio che ripetono continuamente di stare lontani dall’Italia per l’insostenibile lunghezza di ogni contenzioso. Bisogna anzitutto che Renzi si impegni a far varare le nuove norme sulla prescrizione che è diventata garanzia di una vera impunità. Lo è per i reati della classe dirigente che svaniscono prima che si arrivi a pronunciare una sentenza  ma anche per una serie di crimini che condizionano la vita degli italiani: dai furti in appartamenti alle frodi sempre più diffuse fino ai guasti provocati da chi ha distrutto i risparmi di migliaia di persone.

Bisogna portare i termini giudiziari civili e penali entro gli standard europei. Non è accettabile aspettare otto anni o ancora di più(parlo per esperienza personale) per un verdetto. Il governo a questo punto deve mantenere le promesse. Stanziare risorse per migliorare il funzionamento dei tribunali, colmare i vuoti negli organici della magistratura, e soprattutto delle altre figure professionali come i segretari e i cancellieri. Ma anche varare quelle riforme nella procedura e nell’organizzazione giudiziaria che bloccano il processo. Che fine hanno fatto le proposte della commissione Gratteri e di quella Davigo sul processo civile e penale? E che cosa si può fare di fronte al cambiamento dell’organizzazione politica che oggi si annida dal punto di vista elettorale nelle fondazioni e non nell’organizzazione dei partiti. Che cosa ha fatto il Parlamento per modificare la situazione? Nulla di rilevante ci pare mentre l’atteggiamento della pubblica opinione nei confronti della politica è diventano molto più critico e disincantato. Tutte le ultime indagini giudiziarie rivelano una corruzione trasversale,”gelatinosa”, gestita da cricche e comitati di affari in cui i l ruolo dei politici è spesso secondario:sono al servizio di figure imprenditoriali o addirittura di boss: E’ lo scenario di mafia capitale,del MOSE o dell’EXPO.

Ed è il modello verso cui sta convergendo la criminalità organizzata legata alle associazioni mafiose che-lo ha denunciato tra gli altri il presidente del Senato Grasso-per espandersi predilige la corruzione rispetto alle armi. Non a Napoli ancora dove si spara nelle strade e muoiono ogni giorno innocenti e giovani, giovanissimi. L’incapacità di tutelare le vittime e di punire in modo efficace i colpevoli è sotto gli occhi di tutti:una situazione diventata ormai inacettabile che ha i suoi esempi più visibili nella lentezza dei processi, nell’inefficienza degli uffici, nella sciatteria con cui migliaia di fascicoli vengono lasciati marcire, nella gestione di grandi casi in cui con sentenze che si smentiscono si smentiscono ben oltre la fisiologia processuale. Hanno un organo di autogoverno che per anni è apparso solo impegnato nella tutela corporativa ma che può diventare il luogo del cambiamento mettendo al servizio del Paese esperienze e competenze importanti. Anche l’autoregolamentazione delle intercettazioni va nella stessa direzione. Insomma non abbiamo bisogno di dispute rumorose ma di azioni convergenti per il bene comune.

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