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Il sacrilegio commesso sulla vita

 
Il più antico ghetto del mondo nacque a Venezia il 29 marzo del 1516, l’istituzione del “serraglio de’ giudei” venne stabilita con un decreto dal Consiglio dei Pregadi del governo della Serenissima Repubblica in un’isola della parrocchia di San Girolamo, a Cannaregio, nell’area dove anticamente erano situate le fonderie, “geti” in veneziano il luogo dove si gettava il metallo.
A Venezia, fucina di scambi fra l’oriente e l’occidente, gli ebrei giunsero molto prima verso gli inizi dell’anno mille, poi la comunità aumentò con l’arrivo di ebrei tedeschi e bizantini in fuga dalle loro terre d’intolleranza e ancor più sensibilmente nel 1492, quando Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia proclamarono l’editto dell’Alhambra, con cui diventava obbligatoria l’espulsione delle comunità ebraiche dai regni spagnoli e dai loro possedimenti.
Con l’incremento della popolazione all’antico nucleo iniziale nel 1541 venne annessa un’isoletta vicina e gli edifici raggiunsero i sette-otto piani di altezza.
Come nel ghetto di Roma la presenza di cinque Scole: la Scola Spagnola e la Scola Levantina che sorgono nel Ghetto Vecchio, la Scola Grande Tedesca di rito ashkenazitala, la Scola Canton e la Scola Italiana, che si trovano sul Campo del Ghetto Nuovo.
Il luogo della segregazione si rivelò  grazie all’amore per la conoscenza, la ricerca e la cultura tra i più fecondi per la nascita e la stampa di opere letterarie.
Nel 1797 con l’arrivo dei Francesi e di Napoleone gli ebrei furono liberati da cancelli e restrizioni fino all’occupazione tedesca di Mestre e Venezia del 9 settembre 1943, sottoposto alle pressioni di fascisti e nazisti pochi giorni dopo il professor Jona, presidente della comunità ebraica, si suicidò per non consegnare le liste degli iscritti alla qehillà veneziana.
Gli arresti e le deportazioni avvennero tra il 1943 e i primi mesi del 1945, 246 uomini donne e bambini caricati in carri blindati e portati nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau, tra loro  il rabbino capo della comunità, Adolfo Ottolenghi, cieco e sofferente trascinato via insieme ai 21 ospiti della Casa di Ricovero Israelitica, il 17 agosto del 1944. Una lapide ricorda per sempre i loro nomi in Campo del Ghetto Nuovo, insieme al monumento dello scultore Blatas dedicato alla Shoà.
Nelle Sinagoghe lo spazio interno è dettato dalla collocazione dell’ ’Aròn Ha Qòdesh, l’armadio che custodisce la Torà e la Bimà, e deve essere orientato verso Gerusalemme, nel giorno della memoria rivela a ognuno di noi il sacrilegio commesso sulla vita e insegna l’attimo in cui all’orrore sopravvive l’amore, all’incomprensibile sfrenato odio il miracolo del bene smarrito, per questo il dovere del ricordo resta l’unica speranza per ogni essere umano, per questo il giorno della memoria è l’unico che salva.

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