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Egitto, giornalista accoltellato dopo aver denunciato la tortura

 

L’anno in cui, secondo il Committee to Protect Journalists, l’Egitto ha conteso alla Cina il primato del maggior numero di giornalisti finiti in prigione, si chiude (sperando che da qui al 31 dicembre non ci siano altre brutte notizie) con un vile attacco contro Ahmed Gamal Zyada (nella foto), un giornalista del Cairo che aveva trascorso oltre 500 giorni in carcere e aveva denunciato le torture subite.

Due sconosciuti l’hanno atteso all’interno della stazione della metropolitana di Giza, la notte del 25 dicembre, e l’hanno accoltellato quattro volte: alla schiena, al petto, a una mano e a una gamba. Difficile credere al movente della rapina: portafoglio e telefono cellulare non sono stati portati via.

Zyada era stato arrestato nel dicembre 2013 per aver ripreso con la sua macchina fotografica gli scontri all’interno dell’Università al-Azhar. Durante gli oltre 500 giorni di detenzione aveva denunciato le torture subite e, per aver fatto uscire dal carcere le lettere in cui raccontava i trattamenti subiti, era stato sottoposto a numerosi provvedimenti disciplinari.

L’aggressione del 25 dicembre era stata preannunciata da una lettera anonima giunta al fratello Mohammed: le denunce inviate da Zyada dal carcere lo stavano mettendo in una “brutta situazione”.

Incurante delle minacce, una volta tornato in libertà Zyada aveva continuato a scrivere di tortura e a criticare le politiche del potentissimo ministro dell’Interno egiziano, Magdy Mohamed Abdel Ghaffar, uomo dell’apparato delle forze di sicurezza.

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