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Corte costituzionale: un vulnus da sanare (e un’informazione da assicurare)

 

Da oltre un anno e mezzo il Parlamento non riesce ad eleggere tre dei cinque giudici costituzionali di sua competenza. Da oltre un anno e mezzo Senato e Camera ci fanno sapere che non sanno individuare tre galantuomini da affiancare agli altri dodici: cinque nominati dal capo dello Stato, cinque eletti dalle supreme magistrature, e altri due eletti da tempo, quando gli accordi (leggi spartizione) sono riusciti ad approdare a un risultato.
Possibile che si debba sopportare una cosi’ manifesta impotenza da parte delle istituzioni?
Questo, di fatto accade: la Costituzione prescrive che i giudici debbano essere quindici. Non quattordici, o sedici. Quindici; e prescrive anche che cinque debbano essere eletti dal Parlamento. Non facendolo, accade questo: che un organo costituzionale (il Parlamento, appunto), impedisce il corretto funzionamento di un altro organo costituzionale. Si potrebbe configurare, tecnicamente parlando, perfino un reato di “attentato alla Costituzione” e ai suoi organi…

E’ evidente che non ci si rende conto della gravita’ della cosa, pur autorevolmente denunciata, per tre volte,  dal presidente della Repubblica. Deve forse ricorrere, il presidente Sergio Mattarella, allo strumento – costituzionale anch’esso – del messaggio solenne alle Camere? Senatori e Deputati, che mostrano di non avere un sussulto di dignità e volontà di superare quanto accade, devono essere richiamati all’ordine e al dovere in questo modo? E il presidente del Consiglio: non sente di dire nulla?
Ce n’e’ anche per noi giornalisti, s’intende. Cosa aspettiamo a ricordare ai nostri lettori cosa sia la Corte Costituzionale, a cosa serve, di cosa si occupa, quale fondamentale ruolo gli affidarono i “padri costituenti”, quando scrissero quei tre articoli che la codificano? Cosa aspettiamo, noi ma anche tutta la classe dei giuristi e degli operatori del diritto a ricordare a senatori e deputati che hanno l’obbligo di sanare questo vulnus?
Per inciso: c’e’ un pugno di dirigenti e militanti radicali che da settimane conducono uno sciopero della fame di “dialogo” e fiducia proprio con l’obiettivo di trovare una soluzione al problema. Non ne parla e scrive nessuno. Non e’ obbligatorio parlarne, scriverne. Pero’: se ogni volta che a qualcuno si abbandona a comportamenti violenti e criminali “regaliamo” articoli, titoli, fotografie; e se si continuano a censurare e silenziare i nonviolenti… Beh, lo capisce chiunque, quale comportamento facilmente adottera’ chi vuole procurare un po’ di conoscenza alla sua causa. D’accordo che la responsabilita’ e’ sempre individuale, e’ giusto che sia cosi’; ma un po’ “complici” per i nostri silenzi, le nostre inerzie, le nostre indifferenze, non lo siamo anche noi?

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