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Turchia, la satira di “Nokta” e la repressione di Erdogan

 

L’immagine simbolica sulla copertina della rivista “Nokta” di Recep Tayyip Erdogan che si fa un selfie davanti al feretro avvolto nella bandiera turca di un soldato morto -tenuto a spalla dai suoi compagni- , ha scatenato l’ultimo di una infinita lista di attacchi alla libertà di stampa del presidente turco.

A giugno Erdogan aveva rivolto la sua ira verso Can Dundar, direttore del quotidiano “Cumhuriyet”, reo di aver pubblicato delle immagini risalenti a gennaio 2014 in cui gli uomini del Mit -servizi segreti turchi- appaiono intenti a scortare camion con armi destinate ai gruppi jihadisti in Siria, e solo pochi giorni fa uno dei principali gruppi editoriali turchi, Dogan, proprietario dei quotidiani “Hurriyet”, “Radikal” e la tv Cnn Turkera è stato accusato di “propaganda terrorista”.

La sede del settimanale “Nokta” è stata perquisita per due volte, le copie confiscate dalle edicole e la sua distribuzione sospesa, inoltre il direttore è stato arrestato per “propaganda terroristica” e “offesa al presidente”. Il fotomontaggio era stato creato dopo le parole pronunciate da Erdogan durante il funerale di un soldato ucciso: “Com’è felice la sua famiglia e tutti i suoi parenti, perché Ahmet ha raggiunto un luogo sacro”. Oltre cento militari turchi sono morti da luglio negli scontri, che hanno il sapore di una dolorosa guerra civile, con il Pkk curdo.

La Turchia secondo il World Press Freedom Index relativo al 2014 occupa la 154esima posizione su 180 paesi nella classifica della libertà di stampa, e le ultime leggi promulgate da Erdogan non sembrano che avvalorare questa triste realtà.

La libertà, solo la libertà illumina il futuro di una terra innocente violata nel modo più meschino e buio, scegliere di rendere silente la parola è una decisione che non ha domani, non ha anima, un delirio di terrore che non può portare in alcun modo fuori dalle tenebre.

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