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Ciao Santo, un pensiero di riconoscenza

 

Ciao Santo, senza perché senza parole. Addio a un amico vero, al compagno di mille battaglie, a un punto di riferimento per tutti noi, a un esempio, a un maestro, a una persona come ne nascono davvero poche in questo mondo. Addio, senza bisogno di ulteriori aggettivi, specie se consideriamo che stiamo parlando di un uomo, e di un giornalista, che aveva fatto dell’efficacia e dell’essenzialità del racconto l’arma più potente del suo lavoro.

Addio alla bellezza intrinseca di un sognatore che non si è mai arreso; addio alle battaglie convinte di un amante della legalità, dell’onestà, della pulizia e della trasparenza: ragioni di vita che lo avevano portato a impegnarsi attivamente al fianco di Libera e di don Ciotti nonché a scrivere riflessioni durissime e capaci di entrarti dentro sul nostro sito di Articolo 21.

Addio, pensando che lassù avrà già incontrato il vecchio amico Roberto Morrione: quante cose avranno da raccontarsi, quante riflessioni, quante idee! Perché il nostro Santo era fatto così: un vulcano in perenne eruzione, una colata lavica di progetti, di proposte, di sguardi sul mondo, una visione ampia e globale sui temi, una mano sempre tesa ai giovani e alle novità; in poche parole, un uomo perbene che non si è mai vergognato di esser tale.

Quando entrai a far parte della famiglia di Articolo 21, lui era già un giornalista affermato, impegnato nel contrasto di tutte le mafie e a favore della pace e dei princìpi di solidarietà, uguaglianza e fratellanza, sempre dalla parte dei deboli, dei poveri, degli ultimi, delle vittime della ThyssenKrupp a Torino e della popolazione del Monferrato devastata dalle fibre malefiche dell’eternit; un giornalista in trincea, sempre in prima linea, senza mai tirarsi indietro. E poi era un uomo che si preoccupava degli altri assai prima che di sé, come quel sabato di novembre di qualche anno fa, ad Acquasparta, quando don Ciotti fu ospite di una nostra iniziativa e decise di ripartire in piena notte, e Santo gli disse di stare attento, consigliandogli di evitare eccessi di stress e di pensare un po’ anche alla salute. Dopodiché, insieme a Roberto Natale, Benedetta Tobagi e altri amici e compagni di innumerevoli momenti belli, ci recammo in un bar, con Roberto che suonava la chitarra e Santo che sciorinava aneddoti, mentre le ore volavano via e le nostre speranze rifiorivano, come se davvero fosse possibile costruire tutti insieme un Paese migliore.

Ci credevamo allora e ci crediamo, a maggior ragione, adesso, dovendo impegnarci il doppio per regalare qualche gioia a questo grande esempio di umanità e professionalità che ci ha lasciato, con la morte nel cuore e la certezza, non banale né retorica, che da oggi siamo veramente più soli.

L’ultima volta che ebbi modo di discutere approfonditamente con lui fu ad Assisi, lo scorso ottobre, in un bar, seduti a un tavolino insieme a Vincenzo Vita: Santo era così, amava il convivio, lo stare insieme, l’allegria di una riflessione attenta e meticolosa ma non per questo noiosa o autoreferenziale. Parlammo a lungo di politica, ci confrontammo sul futuro della sinistra e del Paese e riflettemmo insieme sulla necessità che le diverse generazioni tornassero a prendersi per mano. Poi venne la sera e tutto sembrò normale, come ci è sembrato tutto normale negli ultimi mesi della sua vita: intensi come sempre, come sempre al nostro fianco, partecipe delle vicende dei più deboli, dei loro drammi, delle loro illusioni tradite e dimenticate.

Un dolore immenso: questo stiamo provando in queste ore drammatiche, avvertendo con forza il vuoto, l’assenza, un senso d’abbandono che ci scava dentro ed è quasi impossibile da esprimere. Pertanto, è giusto fermarsi qui e lasciare che a parlare siano solo i ricordi: tanti, stupendi, sia da parte di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona sia da parte dei suoi numerosi e affezionati lettori.

Ciao Santo, un pensiero di stima e di riconoscenza.

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