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Né Renzi né Salvusconi, per il bene dell’Italia

 

Più che un articolo, consideratelo un appello: rivolto a tutti coloro che, in qualunque partito militino, o anche senza militare in nessun partito e magari non andando nemmeno più a votare, non si sono ancora stancati di sognare, immaginare e provare mentalmente a costruire un’idea di politica e di Paese radicalmente alternative a quella oggi dominante. Siamo al dunque: Renzi sta naufragando e ormai, dopo quasi diciassette mesi di governo, numerosi osservatori cominciano ad accorgersi che il ragazzo non è tagliato per il ruolo che si è scelto; anzi, che ha ottenuto con un blitz ai danni del predecessore dopo averlo amabilmente rassicurato via Twitter.

E diciamo anche, benché da quelle parti non lo ammetteranno mai pubblicamente, che l’ala sinistra del PD è la prima ad essersi resa conto che così proprio non si può andare avanti, che la rottamazione si è presto trasformata in mera conservazione dell’esistente, anzi nella riproposizione di un passato, quello berlusconiano, che dopo l’uscita di Forza Italia dal governo Letta speravamo di esserci lasciati per sempre alle spalle, e che per governare un paese complesso come l’Italia non bastano l’energia, la grinta e una serie di sparate quotidiane ma occorrono anche competenza, cultura istituzionale e rispetto per le minoranze, le associazioni, i movimenti e tutto ciò che si muove al di fuori dei palazzi del potere.

Qualcuno avrà agito in buona fede, qualcun altro mosso da interessi personali, alcuni per ingenuità, altri per curiosità, altri ancora semplicemente perché hanno sbagliato da cima a fondo l’analisi politica del momento storico che stiamo attraversando: sia come sia, la maggior parte di essi ha ormai ampiamente capito che questo governo ci sta portando a sbattere e che, quando cadrà, il PD andrà in frantumi, avendo perso sia un’identità sia una base elettorale degna di questo nome. Ai romantici che ancora si illudono che sia possibile salvare un partito del tutto snaturato e irriconoscibile, si può solamente rivolgere l’ennesimo invito ad aprire gli occhi; dopodiché, decidano loro, in scienza e coscienza, come comportarsi e cosa fare della propria passione e della propria onesta militanza politica.

La realtà, comunque, parla chiaro e ci dice senza infingimenti che un eventuale prosieguo dell’esperienza Renzi o, peggio ancora, prospettiva tragica, una sua nuova vittoria elettorale, alla guida di un partito i cui gruppi parlamentari stavolta sarebbero composti a sua immagine e somiglianza, condurrebbero l’Italia nel baratro di un liberismo dannoso e fuori tempo massimo, accantonato in America persino dalla Clinton e messo in discussione dappertutto, in quanto ritenuto, a ragione, la causa principale dei disastri che stiamo patendo da vent’anni a questa parte e dell’avanzata delle peggiori destre mai viste dalla fine della Seconda guerra mondiale.

L’altro spettro, perché di uno spettro si tratta, riguarda la possibile vittoria elettorale della rinascente destra salvusconiana, dalla fusione di Salvini e Berlusconi che, insieme alla Meloni e forse ad Alemanno, compongono un’alleanza fra le più conservatrici e regressive mai sorte in Italia. Siamo, infatti, molto oltre il Polo delle Libertà del ’94 e la Casa delle Libertà del 2001, e siamo persino oltre l’asse PDL-Lega del 2008, quando ad avere la maggioranza erano comunque i sedicenti “moderati” mentre, in questo caso, il timone sarebbe saldamente nelle mani della nuova Lega lepenista costruita dall’uomo dalle mille felpe.

Penso a questa prospettiva e già me l’immagino la loro campagna elettorale, fra ruspe, promesse di smantellare i campi rom, piazze gonfie di insulti contro l’euro e l’Europa, toni esagerati e sempre crescenti, cui quella che un tempo era la sinistra, e oggi proprio non le somiglia nemmeno un po’, non potrà che opporre qualche sterile rivendicazione dei pessimi risultati conseguiti, con l’occupazione che non riparte, il lavoro sempre più precario, la scuola massacrata, l’ambiente devastato dalle trivelle e dal cemento, una legge elettorale che ci fa rimpiangere il Porcellum e una riforma distruttiva della Costituzione che quasi ci induce a rivalutare il noto padre costituente Calderoli. Vi piaccia o meno, e a me già vengono i brividi, la campagna elettorale fra Renzi e Salvusconi sarà questa e, andando avanti di questo passo, non tarderà a presentarsi in tutta la sua tragica bruttezza.

E poi, al momento, sussistono due alternative: due belle alternative, due grandi contenitori di speranze e passioni civili che pongono al centro temi per troppo tempo dimenticati e derisi come la solidarietà, l’uguaglianza, il rispetto delle istituzioni e della Costituzione, la difesa dei diritti umani, l’affermazione dei diritti civili, la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del paesaggio e del territorio, la costruzione di un modello di sviluppo equo e sostenibile, la difesa della neutralità della rete e della libertà d’informazione, il cammino della modernità per coniugare la democrazia rappresentativa, sempre indispensabile, e la democrazia diretta, agevolata dallo sviluppo delle nuove tecnologie e utilissima per costruire soggetti politici a rete, aperti, inclusivi, capaci di crescere e svilupparsi nel grembo della società e di compiere quell’azione maieutica tanto cara a Dossetti quanto calpestata dai tecnoburocrati della non Europa che stanno umiliando e calpestando le scelte del popolo greco e del suo governo. Due soggetti politici che costituiscono altrettanti cantieri aperti, due fucine ricche di idee e di proposte, molte delle quali convergenti, due luoghi di confronto nei quali si torna a sentir parlare di referendum, sovranità popolare, rispetto delle regole, onestà, trasparenza, di un’istruzione libera, laica e accessibile a tutti, di un’università che costituisca davvero un ascensore sociale, di un lavoro in cui la precarietà non sia una condanna eterna e senza appello ma una piaga da superare al più presto: insomma, due spazi che stanno trovando, poco a poco, la forza di coniugare freschezza e solidità, inclusione ed elaborazione di un pensiero politico compiuto, capacità di restituire ai giovani la fiducia nella buona politica e sapienza e meticolosità nell’elaborazione di un progetto di governo non minoritario, come troppo spesso è accaduto in passato alle forze della sinistra radicale.

Due alternative con un’identità in evoluzione, Possibile e il Movimento 5 Stelle, che hanno davanti a sé due strade: continuare a dividersi e spalancare così la strada all’eterno ritorno di un uguale che ci ha condotto fin dove sappiamo oppure guardarsi dentro e porsi la seguente domanda: possiamo tradire ancora chi oggi ha vent’anni e sa bene che, continuando di questo passo, l’unico futuro per lui è l’incertezza, la povertà e l’esclusione?

Perché è dalla vita concreta delle persone che bisogna ripartire, prima ancora che dalle sigle, dalle segreterie, dai responsabili di questo o di quello, dalla spartizione delle cariche e delle poltrone e dal concetto stesso di partito che, personalmente, mi è molto caro ma, al pari del concetto di sinistra, deve essere rifondato e trovare una nuova credibilità, distrutta da troppi anni di scandali, malversazioni, confusioni ideologiche e riformismo dall’alto a scapito dei cittadini.

È dalle paure, dalle ansie, dalla disperazione degli ultimi e dei più deboli che bisogna ripartire, chiedendo scusa, nel caso di chi ha condiviso il mio stesso percorso, per non esserci accorti di loro e per esserci illusi di poter portare avanti un modello sociale ed economico che oggi ci si ritorce contro, di cui solo ora stiamo comprendendo l’insostenibilità, di cui stiamo vedendo in Grecia le conseguenze e gli effetti concreti.

È dal desiderio di ricostruire insieme una comunità solidale, in cui il principio della fratellanza non sia più considerato utopistico, che possiamo edificare una visione moderna e rivolta al futuro ma, al tempo stesso, capace di ispirarsi alle migliori tradizioni, culturali e politiche, della nostra storia: quelle della Costituente, quelle dello Statuto dei lavoratori, quelle che ci hanno reso protagonisti in Europa ai tempi di Ciampi e Prodi, quelle che ci hanno trasformato da Paese povero e agricolo in potenza industriale ma, soprattutto, quelle che per prima cosa, nell’immediato dopoguerra, si sono preoccupate di ricostruire un tessuto sociale e una convivenza armoniosa e civile fra le persone, unica, vera possibilità di tornare a crescere insieme dopo il ventennio dell’odio e della barbarie.

L’alternativa è una corsa sfrenata verso il declino, fra due destre, una economico-finanziaria, l’altra alleata con la Le Pen in Europa e con i “fascisti del Terzo Millennio” di CasaPound in Italia, che avrebbero da una parte il volto del liberismo gentile di Renzi e dall’altra quello di un soggetto che non sarebbe Salvini (probabile candidato a sindaco di Milano) ma qualcuno in grado di contendere davvero la guida del Paese all’ex boy scout di Rignano sull’Arno.

In entrambi i casi, per l’Italia sarebbe una catastrofe: la prosecuzione di vecchie storie non più credibili, di percorsi politici già seguiti in passato e ormai ampiamente falliti, la conservazione di tutto ciò che andrebbe, invece, superato di netto per poter restituire quanto meno la speranza di un avvenire migliore a chi oggi vede davanti a sé soltanto il buio.

Tuttavia, per scongiurare questo scenario francamente agghiacciante, esiste una sola possibilità: che cadano i muri, i pregiudizi, le incomprensioni e i rancori di un tempo e si riscopra una parola meravigliosa: unità, che, oltre ad essere un concetto nobile, è anche un bel modo di concepire la politica e la vita.

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