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“È arrivata la bufera” di Giulietto Chiesa

 

Giulietto Chiesa, tra i più noti giornalisti italiani, ripropone con È arrivata la bufera il saggio Invece della catastrofe, pubblicato sempre con Piemme nel 2013, arricchito con I misteri di Parigi, inchiesta sui «buchi neri» nella ricostruzione ufficiale della strage attuata mediante l’assalto alla redazione della rivista satirica Charlie Hebdo e a un supermercato ebraico. Ed è proprio da questi ultimi fatti che si può partire per spiegare la «enorme crociata che sta investendo tutto il mondo».

Una spietata caccia al nemico resa possibile e giustificata dall’elevato livello di isteria che ha raggiunto “l’opinione pubblica” internazionale.

Dall’11 settembre del 2001 dilaga un radicato sentimento anti-islamico, praticamente in tutto il mondo occidentale, e una decisa convergenza di opinione che individua nel “terrorismo islamico” l’origine dei peggiori mali.  A seguito degli eventi di Parigi del 7, 8 e 9 gennaio di quest’anno di nuovo «osserviamo come sia in atto un formidabile tentativo di ripetere la successione di eventi manipolatori che mascherarono l’11 settembre e i suoi veri autori; che permisero di cancellare le tracce; che costrinsero i nostri occhi a guardare altrove, là dove erano accesi i riflettori, non là dove erano state fatte calare le ombre».

Chiesa spiega dettagliatamente il suo punto di vista, frutto di analisi approfondite, ricerche, studi e sopralluoghi, confronti e raffronti e sottolinea anche la facilità e a volte la faciloneria con cui viene attaccato e bollato di essere un ‘visionario’ al pari di tutti quelli che non digeriscono la ‘versione ufficiale’ elargita dai media, come ci si aspetta che debba essere. Interrogarsi sui «buchi neri», cercare di capire e dare un senso a qualcosa che appare o è poco chiaro invece è un qualcosa che dovrebbe essere fatto, in maniera naturale e istintiva, da ognuno soprattutto da noi occidentali che abbiamo fatto dell’informazione un baluardo dei tempi moderni.

Chi ha cercato come Chiesa di produrre una ricostruzione dei fatti dell’11 settembre 2011 che non fosse la «versione semplice, banale, destinata a occultare i fatti reali accaduti, a spostare l’attenzione dai veri attori e protagonisti verso un gruppo di capri espiatori, tutti già morti, o fatti variamente sparire, e quindi non in grado di difendersi» è stato bollato quindi come ‘visionario’ e ‘complottista’ e costretto a osservare genti, popoli, generazioni intere anche di giovanissimi che hanno pienamente ingerito e fatto proprio l’odio verso i terroristi che hanno privato il mondo occidentale delle Twin Towers e ucciso migliaia di americani, indicandoli per certo come degli estremisti islamici. Anche se nella gran parte dei casi la loro ‘conoscenza’ termina qui. Nessuno o quasi di loro si è mai chiesto eventualmente da cosa ha avuto origine questo sentimento di riscatto che smuove centinaia di giovani contro la prima potenza mondiale. Nessuno o quasi sembra interrogarsi su quali siano i motivi di fondo da cui scaturisce la volontà di creare uno Stato islamico. Nessuno o quasi sembra volersi interrogare sul ‘centrismo occidentale’ nel mondo. Nessuno o quasi sembra volersi chiedere fino a che punto le ‘versioni ufficiali’ siano reali.

«Che i servizi segreti israeliani fossero presenti a Parigi il 9 gennaio è un fatto assodato. È stata l’ANSA a mostrarci le immagini del Mossad mentre entrava in azione durante l’accerchiamento e l’assalto al supermercato kosher» e Giulietto Chiesa si chiede se sia normale un intervento diretto dei servizi segreti israeliani in un paese, come la Francia, «dotato di una Legione Straniera, sperimentato da decenni contro il terrorismo, impegnato da anni nella sovversione in tutto il Nord Africa (e non solo)» e se questo intervento fosse davvero necessario. Possibile che la Francia «non dispone di proprie forze per fare fronte a situazioni di emergenza interna? Chiunque capisce che tutto ciò non ha alcun senso». Chiesa avanza delle ipotesi, o meglio riporta le sue impressioni avute al momento: «Quasi che “qualcuno” avesse in mente di “orientare” l’interpretazione dell’attentato in senso antiebraico. Se i terroristi, uno o più, avessero occupato un grande magazzino Auchan, per esempio, la presenza del Moussad non sarebbe stata in alcun modo giustificata e giustificabile».

Lo scopo dello scritto I misteri di Parigi non sembra essere quello di trovare a ogni costo i colpevoli, i mandanti, i correi… bensì quello di analizzare i fatti, i dati e anche le impressioni per cercare di capire i motivi propulsori di certi comportamenti e accadimenti e soprattutto le conseguenze che ne deriveranno. Per Chiesa la prima e diretta ripercussione degli assalti di Parigi del gennaio 2015 sarà «ridurre le nostre libertà in nome della sicurezza», esattamente come è accaduto in seguito agli attentati di New York e Washington del settembre 2001.

Il politologo Aleksei Martynov ha dichiarato: «Ci sono persone che guidano il terrorismo islamico internazionale, e queste persone si trovano negli Stati Uniti d’America». Giulietto Chiesa aggiunge: «Personalmente non credo che siano solo negli Stati Uniti d’America, perché penso che si trovino anche in Israele, in Germania, in Francia, per fare solo alcuni esempi». È una sua opinione certo e lo precisa anche tuttavia, dopo aver letto il saggio, non si può fare a meno di interrogarsi per cercare di capire ed è esattamente questo l’insegnamento o il suggerimento che è nelle intenzioni dell’autore. «Questi eventi non accadono per niente. Avvengono perché si persegue un obiettivo strategico. Più grandi sono, più grande è l’obiettivo strategico. E sicuramente quella di Parigi è un’operazione destinata a segnare a lungo la storia futura dell’Europa e del mondo intero. Questo libro cerca di descrivere qual è l’obiettivo strategico.»

Invece della catastrofe è stato scritto da Chiesa alcuni anni fa ma ciò di cui parla sembra ed è riferibile alla contemporaneità nel modo più assoluto. È vero che l’autore in fase di riedizione ha provveduto a rivedere il saggio ma lo è anche il fatto che gli scenari da lui descritti non fanno altro che concretizzarsi o prospettarsi nell’immediato futuro e nell’accezione più drastica e tragica. Eppure una via per evitare ‘la catastrofe’ ci sarebbe, c’è. Ne parla Chiesa e ne parlano altri, ognuno piegando gli argomenti alle proprie opinioni o riflessioni, ma in ogni caso si tratta comunque di ‘alternative’ volutamente ignorate dai più.

Per comprendere il tutto bisogna partire nuovamente dalla comunicazione, dai sistemi di comunicazione-informazione che giocano un ruolo determinante nella formazione e sull’influenza dell’opinione pubblica. «Se noi non sappiamo è perché non siamo stati informati. Qualcuno che sa, anche se non tutto, anche se non ha capito bene, c’è» ci dice Chiesa, il quale si chiede anche come sia possibile che «pur essendo ormai incommensurabilmente più informati di quanto non lo fossero le generazioni precedenti, non sappiamo le cose più importanti per la nostra stessa esistenza umana, è cioè che ci stiamo suicidando?» La risposta sembra venire da sé: «il sistema dell’informazione-comunicazione ch ci circonda, ci pervade, ci accudisce, ci diverte, è quello stesso che ci nasconde le verità fondamentali della realtà in cui viviamo».

Il saggio Invece della catastrofe porta il lettore a cercare la spiegazione degli eventi e delle parole allargando il raggio di riflessione a 360° evitando nettamente di barricarsi dietro posizioni o arroccamenti. Gli eventi come le parole sono legati, consequenziali, non facilmente scindibili e quindi anche gli accadimenti devono essere spiegati tenendo presente questa logica. Abitando un pianeta unico non si può pensare e agire locale, limitatamente ai propri interessi e a al proprio ‘benessere personale’ senza confrontarsi con gli interessi e il benessere degli altri. Il primo mito assolutamente da sfatare è quello del progresso o della crescita infinita, incompatibile con un ‘pianeta finito’.  I procedimenti suggeriti poi da Chiesa sono simili a quelli auspicati dai promotori della Decrescita Felice con la differenza che l’autore rifiuta l’uso dell’aggettivo ‘felice’.  La sua posizione sembra essere dettata dalla perentoria necessità di smettere di fingere di non vedere, cessare i tentativi di abbellimento o di alleggerimento che dovrebbero servire a far ingoiare con più facilità la pillola della certezza che se non si cambia, se non si costringono i governi a prendere seri e risoluti provvedimenti, il nostro pianeta, la nostra casa, collasserà.

«Ora abbiamo bisogno di una “apocalisse”. La parola biblica, come ci viene trasmessa dall’evangelista Giovanni, piegato sul suo scrittoio sull’isola di Patmos, significa “rivelazione”: togliere ciò che impedisce di vedere. Per noi moderni la parola ha assunto il senso di “catastrofe”» e Chiesa sottolinea come la situazione attuale riunisca in sé entrambi i significati: «Se non “vedremo”, andremo alla “catastrofe”. E dovranno essere in molti, e non in pochi, a vedere».

Giulietto Chiesa affronta temi ‘scottanti’ come la moneta, la finanza, le multinazionali e le potenze mondiali, il terrorismo, l’anti-terrorismo, i poteri dei vari stati e degli organismi internazionali, cita i classici, i contemporanei e se stesso ma lo fa con un linguaggio diretto, ai più comprensibile, chiaro, che cerca di essere più efficace possibile per arrivare alla ‘massa’, quella stessa massa tenuta per lo più all’oscuro della ‘conoscenza’ mai come ora che viviamo l’era dello spettacolo e della spettacolarizzazione, l’epoca che ha creato ‘la fabbrica dei sogni’ e di ciò ancora si vanta. È prevedibile e quasi scontato che vada incontro a critiche e accuse. Si può non essere pienamente concordi con il punto di vista dell’autore, si può ritenere alcune cose una forzatura e altre analisi sublimi ma la lettura di È arrivata la bufera è fuori di dubbio auspicabile e dal maggior numero di persone, non foss’altro per stimolare lo spirito critico e razionale troppo spesso pigro e latente nella ‘opinione pubblica’ dell’attuale sistema di comunicazione-informazione e oserei aggiungere anche di quello dell’insegnamento scolastico.

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