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“Una spiaggia troppo bianca” di Stefania Divertito. Un thriller per far conoscere i rischi da amianto

 
Di lei Erri De Luca ha detto: “Stefania Divertito fa restauro di coscienza civile della nostra sbracata identità di popolo”. E quest’opera di “restauro”, Stefania Divertito – scrittrice, vincitrice del Premio Pasolini 2013 e del titolo di “Cronista dell’anno 2004”, tra le più autorevoli giornaliste ambientali in Italia –  l’ha iniziata una quindicina di anni fa: “Esattamente nel 2000”, racconta. “Ero andata via da Napoli, la mia città, e avevo iniziato a lavorare al free press ‘Metro’ a Roma, avevo dei cugini militari che operavano in Bosnia e Kosovo. Ragazzi eccezionali, costretti ad andar via per ragioni economiche. Fu grazie a loro che cominciai a interessarmi alla faccenda dell’uranio impoverito.”
Fu la tua prima inchiesta
Sì. E mi causò anche molto dolore. Sapevo che tanti di questi ragazzi iniziavano ad ammalarsi. E andai alla ricerca delle cause, a scavare nei documenti della Nato.
E quale fu la scoperta
Intanto che c’erano dei documenti americani che mettevano in guardia l’Italia, ben prima che iniziasse la missione, dai rischi legati alle operazioni in Bosnia e Kosovo per la salute dei nostri militari.
Si sapeva già dell’uranio impoverito?
Sì. La scienza dimostrava come ci si ammalava se esposti a certi materiali, io ho analizzato i numeri, le statistiche (molte delle quali falsate) che dimostravano  la connessione la permanenza dei soldati in quelle aree e l’insorgere delle patologie. Quando si parla di uranio impoverito, molti di noi pensano alla radioattività. In realtà la sua pericolosità è dovuta alla tossicità chimica.
E i nostri militari erano adeguatamente protetti da questi rischi?
Per niente. Basti pensare all’equipaggiamento dei soldati. Gli americani andavano muniti di maschere. Gli italiani a viso aperto e in maniche di camicia.
Poi hai continuato ad occuparti di ambiente con le tue inchieste sull’amianto e le fibre killer
Sì, all’amianto ho dedicato ben due saggi. E anche l’ultimo libro, un thriller ambientale, a tratti un po’ autobiografico: la protagonista è Gemma che, come me, è una cronista di un quotidiano free press, che dopo aver denunciato gli abusi ambientali nei dintorni nella sua città si ritrova improvvisamente immersa in una rete di pedinamenti, fughe, uomini senza scrupoli, tentati omicidi e… spiagge troppo bianche.
Dal saggio al giallo, un bel salto di qualità
Ho pensato che per veicolare meglio le mie inchieste non bastasse scrivere l’ennesimo libro rivolto agli addetti ai lavori. Per questo ho voluto raccontare le mie denunce attraverso la fiction, sperando in questo modo di arrivare soprattutto ai giovani. Perché è da loro che occorre ripartire per creare una nuova sensibilità ambientale.
Stai girando l’Italia per presentare il tuo libro
Sono sorpresa dalla partecipazione che sta accompagnando questo mio tour di presentazioni. Sto riscontrando molta voglia di capire e approfondire i temi del rapporto tra noi, la nostra salute e l’ambiente che ci circonda. La prossima tappa la farò a Catania, giovedì 11 giugno alle 19, nella sede della Camera del Lavoro. Naturalmente, vi aspetto tutti.

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