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“Affermazioni false e in malafede”

 

Si può cominciare una campagna elettorale con un anno di anticipo? Si può. E’ la conclusione alla quale arrivo leggendo alcuni interventi sul sito di Articolo 21, in tutta evidenza (almeno ai miei occhi) finalizzati a preparare il terreno per gli appuntamenti del 2016.

Legittimo, sia chiaro. Si può anche pensare di darsi una riverniciata con delle sigle, nella illusione che i colleghi non capiscano che il “nuovo” che viene offerto ha dei “padri nobili”, qualcuno perfino in attività alla ricerca di altre poltrone, che sono corresponsabili, direttamente o con il loro silenzio variamente argomentato, della rottamazione di quasi un migliaio di  colleghi costretti al prepensionamento, del degrado della situazione anche grazie a scelte contrattuali che hanno tolto diritti a centinaia e centinaia di giornalisti (non solo la ex fissa, ma la riduzione degli stipendi all’ingresso nella professione), del tradimento delle attese di migliaia di giovani di molte età ai quali è stata tolta la speranza, il 19 giugno 2014, votando una delibera sull’equo compenso che ha fissato il costo degli schiavi in Italia: 4.800 euro lordi l’anno.

Una delibera che l’Odg ha fatto dichiarare nulla dal Tar che ha stabilito, tra altro, che quella decisione aumentava “la forza contrattuale degli editori”. Una decisione votata non dall’Odg , ma dalla Fnsi che ha un Consiglio generale (si chiama così? Non ho grande interesse) con un numero di membri a vario titolo molto più numerosi del Cnog pur avendo un numero di iscritti inferiore al 20 per cento

Si può, comunque. Senza bisogno di permessi di alcuno.

Se poi aggiungi che qualcuno, l’Odg, ha osato criticare alcune scelte della Rai, segnatamente quelle relative alla procedura di attuazione del concorso (alla procedura, non al concorso: i bugiardi e i mestatori debbono rassegnarsi) per l’assunzione di 100 giornalisti, ecco che il cocktail diventa perfetto: un terzo di voglia di sistemare qualche amico negli enti di categoria (c’è anche l’Inpgi oltre l’Odg al voto nel 2016), un terzo di desiderio di mettersi in mostra agli occhi di questo o quel potente, un  terzo di menzogne.

Non mi occupo, non è il momento, della prima quota. Sorrido davanti alla seconda. Mi indigno leggendo le affermazioni che fanno parte della terza.

Così, provo a fare verità, sperando di eliminare affermazioni false che sporcano il sito di articolo 21.

La riforma della nostra legge deve farla il Parlamento. Dopo l’approvazione delle linee guida da parte del Cnog, la “proposta” è stata consegnata ad alcuni parlamentari (no, non ci sono più Enzo Carra, Beppe Giulietti e Vincenzo Vita che ci aiutarono nella battaglia per l’equo compenso: li hanno fatti fuori tutti). Uno di loro, Pino Pisicchio, giornalista professionista, l’ha trasformata in un provvedimento che non rispecchia esattamente quel che il Consiglio ha votato, ma che è una base di discussione. Lo stesso Pisicchio si è dichiarato disponibile al confronto. I tempi dell’esame non dipendono né dal singolo parlamentare, né dall’Odg, né dal suo presidente. Chi conosce le aste del Parlamento lo sa e, quindi, se afferma il contrario lo fa in malafede.

Così come in malafede vengono fatte le correlazioni con la proposta di riforma della Rai. Ha una corsia preferenziale perché è una iniziativa del governo, non del sindacato estero o interno all’azienda. L’Odg, dopo essersi consultato con l’Usigrai, ha partecipato ad una audizione presso la commissione Lavori pubblici del Senato, in sintonia perfetta con le posizioni sindacali e con l’aggiunta, semmai, del dovere di una attenzione all’uso disinvolto di qualifiche (assistenti ai programmi, programmisti registi) imposte a quanti, giornalisti, fanno informazione in Rai.

Nessuno, all’Odg, né vicino né lontano da campagne elettorali ha mai insinuato che noi viviamo con l’attuale legge sulla Rai per colpa dei vari segretari dell’Usigrai che da sempre dicono che quella esistente (nelle varie paternità) non va bene. Farlo sarebbe una volgarità pari a quella di chi afferma che la riforma dell’Odg dipende dal suo presidente. C’è chi, per ogni atto o gesto che fa, dirama comunicati, convinto così di esistere perché appare. E c’è chi, invece, ritiene doveroso lavorare in silenzio, soprattutto perché conosce meglio di altri i meccanismi parlamentari.

L’infamia maggiore contenuta in certi scritti è quella di attribuirmi il proliferare dei corsi universitari in giornalismo (parlo di quelli riconosciuti dall’Odg perché sugli altri non abbiamo alcun potere). Non è una menzogna: è una volgarità. Quando sono stato eletto segretario dell’Odg i Master erano 21. Nessuno è  stato aperto con la mia firma. Nessuno. Oggi ce ne sono operativi 10, sì dieci su 21 prima esistenti. Gli altri sono stati tutti chiusi con la mia firma. Tutti.

A volere i 21, che subivano controlli comici, sono stati alcuni tra i padri nobili del “nuovo” che avanza, partendo da Fiuggi. Qualcuno, responsabile direttamente o come corrente con un nome diverso, era anche lì, a passare le acque, cercando di individuare un  nemico per serrare le fila.

Facciano pure. Ma la verità ha gambe più lunghe della menzogna e i documenti possono testimoniare ogni parola scritta fin qui.

C’è chi mi fa delle domande. Non mi sottraggo, ovviamente rispondendo alle cose da me dette non alle fantasie malate o alle improvvisazioni.

Rispondo, punto per punto, a quanto scrive Giorgio Santelli, uno dei coordinatori della nuova corrente che si cerca legittimamente di creare partendo da Fiuggi.

1)      Penso sia consentito considerare breve un preavviso di venti giorni dopo 13 mesi di silenzio e dopo che erano circolate molte voci sull’annullamento o sul rinvio sine die. A presentare la domanda sono state anche centinaia di colleghi che hanno fatto l’esame 15, 20 o più anni fa e, quindi, hanno bisogno di un po’ di tempo per un recupero di preparazione. Non ho mai fatto obiezioni sulla prova di inglese. Mai. Né mai ho detto o scritto nulla che giustifichi l’affermazione che sono contrario all’assunzione di 100 giornalisti. Propaganda degna di una disinformatia di infimo livello.

2)      Solo la faziosità può considerare Bastia Umbra una sede comoda come Roma, Milano, Bologna, Napoli. Chi scrive che è a 17 chilometri da Perugia scrive una cosa vera, ma cerca di depistare. A Perugia, da Alcamo occorre arrivare: orari ferroviari e quelli di altri collegamenti sono pubblici. Così come le migliaia (almeno duemila) proteste di colleghi che sul web denunciano che si tratta di una sede scomoda.

3)      Non ho mai gridato all’inciucio tra la scelta di Bastia e la scuola di Perugia. Le sole parole che ho pronunciato e le frasi che ho scritto anzi sono state finalizzate a “sgridare” chi lo ha insinuato. Un’altra menzogna propagandistica.

4)      Non grido allo scandalo per l’ammissione di una collega di 68 anni. Registro la notizia. Semmai mi scandalizzo che sia stato ammesso almeno un pubblicista che, in base al bando, non ha i titoli. E’ falso che io abbia posto il problema dell’età nei termini descritti. Il segretario dell’Odg, Paolo Pirovano, in un colloquio con il dg Luigi Gubitosi invitò a non replicare quanto fatto con la fissazione dell’età a 35 anni in una precedente selezione. Gubitosi rispose che il problema non si poneva perché norme europee impedivano di fissare un limite d’età. C’era diffusa preoccupazione tra i colleghi e decisi di darne notizia per tranquillizzare iu colleghi. In quella stessa occasione – presenti Franco Siddi e Vittorio Di Trapani – Gubitosi manifestò preoccupazione perché c’era l’obbligo di aprire la selezione a tutti i cittadini comunitari. Pirovano e io (oltre Siddi) provammo a dare suggerimenti utili.

5)      Trovo insultante che un esponente della Fnsi provi a dare a me lezioni sulla precarizzazione. Prima che l’Ordine ponesse il problema dello sfruttamento ci si limitava a mettere questa sporcizia sotto il tappeto, limitandosi a frasi di circostanza. La schiavitù, decisa il 19 giugno del 2014, ebbe il voto favorevole del rappresentante della Fnsi per motivi che è meglio dimenticare, riassumibili in uno scambio merci: se non voti questo dimentica il contratto. Quella norma, su ricorso dell’Odg, è stata cancellata dal Tar che denuncia che quella tariffa, votata da Fnsi e Inpgi, oltre a Fieg e governo, risulta “lesiva della dignità professionale dei giornalisti privi di un contratto di lavoro dipendente, che espone al rischio costante di non vedere riconosciuta la propria professionalità”. Aggiungono i giudici che “la delibera introduce parametri di equo compenso non proporzionati alla quantità e qualità del lavoro svolto e del tutto insufficienti a garantire un’esistenza libera e dignitosa al giornalista autonomo”.

Un po’ di pudore non guasterebbe.

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