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Una Francia sotto sorveglianza?

 

Lo si può chiamare effetto Charlie Hebdo. Il contraccolpo emotivo della strage del 7 gennaio a Parigi sta provocando effetti simili a quelli provocati negli Stati Uniti dalla strage dell’undici settembre. Ai morti delle torri gemelle il presidente Bush replicò con il “Patriot Act” un insieme di leggi che sacrificava la privacy al bisogno di sicurezza estendendo i settori dove Nsa e Fbi potevano spiare senza controlli della magistratura. In Francia l’operazione, con le dovute differenze, ha un sapore analogo.
Il relatore della nuova legge per garantire un maggior potere di intervento dei servizi segreti nella lotta al terrorismo, il deputato socialista Jacques Urvoas, ha detto testualmente: “in questo settore gli Stati Uniti sono un modello”. Con tanti saluti alle promesse iniziali del premier Valls che aveva escluso un Patriot act alla francese.
E invece la legge che si sta discutendo in questi giorni all’assemblea nazionale concede margini di manovra molto più ampi rispetto al passato ai servizi segreti che potranno spiare la posta elettronica e effettuare registrazioni senza l’autorizzazione di un magistrato nel caso di “minaccia alla sicurezza nazionale”.
Va detto che esiste qualche contrappeso maggiore rispetto al modello americano. Viene formata una commissione di controllo (due deputati, due senatori, due membri del consiglio di Stato, due della Corte di cassazione e una personalità “qualificata”nominata dalla Agcom francese. La commissione deve dare un parere sulle singole operazioni di intelligence che solo il premier puo’ decidere. Lo stesso premier puo’ disattendere il parere delle commissione che a quel punto può ricorrere al Consiglio di stato. In piu’ esiste una protezione particolare per parlamentari, magistrati, avvocati e giornalisti. E’ tutto quello che ha potuto ottenere una opposizione alla nuova legge indebolita dall’enorme impatto emotivo dell’attentato a Charlie Hebdo.
“Chi di noi si oppone viene trattato da terrorista” ammette il capofila dell’opposizione parlamentare, il deputato ecologista Sergio Coronado. Cosi’ il drappello di oppositori e’diventato sparuto e afono: qualche socialista, qualche deputato Ump qualche ecologista. Piu’ i difensori dei diritti civili che hanno manifestato fuori dal parlamento.
Il dibattito prosegue e la legge può essere ancora migliorata. ma la preoccupazione e’ quella espressa a tutta pagina da Le Monde: e’ un progetto di legge che minaccia le liberta’ individuali: una Francia sotto sorveglianza?

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