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“Dieci giorni non bastano”: nasce il comitato “Pari alla Pari” per il congedo parentale paritario

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Cinque mesi obbligatori e retribuiti per ciascun genitore, non trasferibili, per promuovere una reale condivisione della cura familiare e contrastare le disuguaglianze che ancora oggi gravano soprattutto sulle donne. È questa la proposta lanciata dal nuovo comitato “Pari
alla Pari”, formato da mamme, papà, amministratori locali, professionisti, associazioni e realtà del terzo settore, che presenterà una proposta di legge di iniziativa popolare sul congedo parentale paritario obbligatorio. L’iniziativa nasce dopo la bocciatura, avvenuta il 24 febbraio 2026 alla Camera, della proposta di legge sul congedo parentale paritario presentata dalle opposizioni, respinta per il parere  negativo sulle coperture economiche. Ma secondo il comitato il costo più alto continua a ricadere sulle famiglie: donne costrette a ridurre o abbandonare il lavoro, padri relegati a un ruolo marginale nella cura dei figli e bambini che crescono in un contesto familiare sempre più fragile. Attualmente in Italia il congedo obbligatorio per i padri è fermo a dieci giorni. Una misura considerata insufficiente da chi promuove la campagna, sintetizzata nello slogan “Dieci giorni non bastano”. Secondo i promotori, il tempo previsto oggi non consente una reale partecipazione alla cura nei primi mesi di vita del bambino né una vera condivisione delle responsabilità genitoriali. I dati citati dal comitato raccontano una situazione ancora fortemente sbilanciata: dopo la nascita di un figlio, una donna su cinque lascia il lavoro o viene progressivamente espulsa dal mercato occupazionale. Dietro questa dinamica ci sono precarietà, carenza di servizi, difficoltà organizzative e un modello culturale che continua ad attribuire quasi esclusivamente alle madri il peso della cura familiare. Allo stesso tempo, cresce anche tra i padri la richiesta di una presenza più attiva nella vita dei figli. Il ricorso al congedo di paternità è infatti passato dal 19,2% degli aventi diritto nel 2013 al 64,5% nel 2023. Un cambiamento che, secondo il documento, dimostra come sempre più uomini vogliano partecipare pienamente alla crescita dei figli fin dai primi giorni di vita. Il comitato sottolinea inoltre l’importanza dei primi mille giorni di vita, fase decisiva per lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini. Le evidenze scientifiche richiamate nel testo evidenziano il valore della presenza stabile e responsiva di entrambi i genitori per il benessere dell’intero nucleo familiare. La proposta si inserisce anche nel contesto della crisi demografica italiana. Nel 2025, si legge nel documento, in Italia sono nati 355 mila bambini, il dato più basso dalla nascita della Repubblica. Per il comitato, non può esistere una risposta credibile alla denatalità se la genitorialità continua a essere vissuta come un costo individuale e una rinuncia privata. “Pari alla Pari” guarda alle esperienze europee più avanzate e ai principi della direttiva
europea “Work-Life Balance”, che promuove una distribuzione più equa delle responsabilità familiari tra uomini e donne. L’obiettivo dichiarato è costruire una società in cui la maternità non rappresenti più una penalizzazione professionale e in cui i padri possano essere realmente presenti nella vita dei figli. La proposta sarà presentata ufficialmente durante una conferenza stampa prevista mercoledì 3 giugno alle ore 14 nella Sala Berlinguer della Camera dei Deputati, in via Uffici del Vicario 21 a Roma.


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