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Taranto che accoglie: quell’invisibile ferita

 

E’ stato un lunedì intenso quello che l’europarlamentare  Cecile  Kyenge  ha vissuto a Taranto, lunedi 20 aprile, e con lei tutta la città. Una visita nella città che accoglie i fratelli migranti come può, cercando di dare quella parte migliore che spesso non fa notizia, nella giornata del naufragio di 700 persone nelle acque del Mediterraneo, 700, che moltiplicato per due, sono le 1400 mani che non abbiamo stretto forte a noi.

Un risveglio difficile da raccontare a chi i barconi preferirebbe affondarli,e dei fratelli migranti non ne conosce le storie, e non conosce la gioia di veder tonare la speranza negli stessi occhi che ad ogni sbarco ti guardano dentro, fino alla tua coscienza più profonda, dando senso ad ogni sorriso e ad ogni lacrima. L’ex  ministro ha visitato il centro di prima accoglienza, una palestra, il  “PalaRicciardi”, luogo di cura delle ferite invisibili… perché è  lì che arrivano dopo uno sbarco, ed è li che restano per un po’ di giorni fino a quando altre strade si potranno aprire. Ed ha voluto farlo fortemente per restituire quel grazie che i volontari non s’aspettano.

Durante i diversi incontri istituzionali che poi si sono susseguiti in una giornata molto particolare sul fronte dell’immigrazione, l’europarlamentare ha dichiarato che serve un Mare Nostrum europeo a conduzione italiana, perché in questo momento la priorità è salvare le vite umane, fermo restando che c’è da lavorare su un programma di medio e lungo termine, puntando  su una politica di stabilizzazione della Libia, su un governo di unità nazionale. La sua  presenza a Taranto, capoluogo ionico, su iniziativa del Pd,   testimonia la sua solidarietà alla città di Taranto, alla quale si dice riconoscente, perché  cosciente di tutto ciò che succede e dell’accoglienza riservata ai profughi.
Quando si affronta il   naufragio nel Mediterraneo, Cecile Kyenge dichiara  che i numeri della tragedia continuano a crescere. La vera vergogna è che queste tragedie saranno destinate ad aumentare se non si interverrà in maniera decisa. Serve  ritornare al vero senso della parola Europa e sentirsi comunità. Ciò che serve è un’azione congiunta  dei 28 paesi dell’Unione europea. Oggi siamo di fronte ad una vera emergenza.

Cecile Kyenge ha partecipato a termine della giornata ad un convegno sul tema dei Diritti umani, dell’Immigrazione e dell’Integrazione ed ha concluso con un intervento che ha dato il titolo a questo scritto, perché è lei che ha parlato di quella ferita invisibile

Già nel 2013 l’europarlamentare aveva cominciato un progetto presso la facoltà di psichiatria di Roma per individuare la figura del riabilitatore psichiatrico. Chi arriva ha un trauma, una ferita invisibile che bisogna curare attraverso un percorso di inserimento, poi accoglienza  per giungere a dei modelli di integrazione. In Italia è possibile  prendere spunto dai modelli degli altri paesi perché quella dell’Italia è una immigrazione nuova, che si incontra nella scuola. Bisogna uscire dal relativismo culturale, quando qualcosa va contro i diritti umani bisogna avere il coraggio di dirlo. Bisogna lavorare molto a livello europeo per un confronto tra tutti i paesi, confrontare le pratiche ed i modelli. Serve uscire dall’approccio emergenziale ricordando che la sicurezza  è un diritto di tutti in cittadini. C’è bisogno di fare una buona politica di integrazione e l’Italia  deve avere il coraggio di avere un proprio modello di integrazione.

Taranto ringrazia Cecile Kyenge per la sua grande sensibilità, per aver scelto di venire a dire un grazie a chi accoglie come può, ed a lei un ragazzo, Madassa, uno di quei nomi che ormai qui siamo abituati a non capire, ma ad amare,  un ragazzo di 17 anni sbarcato a luglio 2014 da un paese africano, ha voluto raccontare, in un italiano timido, ma quasi perfetto,  il suo viaggio, nelle poche e toccanti parole, tra occhi lucidi di chi ascoltava e mille abbracci che un ragazzo di 17 anni, che dalle acque s’è salvato, vorrebbe dare ai mille volontari che a Taranto accolgono, come possono, come solo i volontari possono comprendere.

Taranto non è solo Ilva, è una città…e le sua ferita invisibile

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