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L’arduo cammino dell’Italicum

 

L’attuale legge elettorale, lo spagnolo modificato firmato dal presidente del Consiglio Renzi e l’ex cavaliere Silvio Berlusconi, dopo che lo avevano firmato il 25 novembre scorso, potrebbe correre alcuni rischi nella votazione finale perché se i voti della minoranza fossero più del dovuto e ad essa non si concedesse nessuno o troppo pochi degli emendamenti già presentati, il presidente del Consiglio potrebbe trovarsi nella condizione di non riuscire ad andare avanti. E’ fuor di dubbio che, con la procedura adottata (far convocare tutti i membri della Commissione Affari costituzionali per chiedere loro, ad uno ad uno come in confessionale, se avrebbero peccato contro l’Italicum e mandare via tutti gli sventurati che risposero), il presidente ha deciso di pagare un prezzo politico alto sia per la credibilità della sua stessa leadership in quel partito.

E’ probabile che la decisione del presidente sia quella di decidere di tenersi la strada aperta e, di fronte al peri colo dei numeri, chiedere la fiducia all’assemblea, passando  con una raffica di voti di fiducia, per un Aventi no con gazzarra delle opposizioni per una ferita istituzionale mentre si fanno le riforme istituzionali e per un’approvazione finale contestata come avvenne con il Porcellum.  A chi giova un simile modo di procedere? Alla domanda ancora oggi è difficile rispondere. Ma occorre farlo pena il prodursi di grandi pasticci che possono influire negativamente anche sul cammino del governo e dell’uomo politico che lo sta guidando, da più di un anno. Vero è che è difficile, se non impossibile, andare al voto se il parlamento non approva con tutti i crismi una nuova legge elettorale e troppi oggi sono sfavorevoli all’eventualità di adottare una proporzionale pura come prevede il cd consultellum per poter arrivare a un accordo di Renzi con la minoranza del suo partito e rispolverare quel tipo di legge elettorale.

Appare più probabile il braccio di ferro ad ogni costo sul modello spagnolo modificato e concordato a suo tempo dalle maggiori forze politiche presenti in parlamento.  Se questa sarà la soluzione finale non sappiamo ancora quale sarà il prezzo che il capo del governo altresì segretario del maggior partito presente in parlamento dovrà pagare per conseguire l’obbiettivo. Di qui l’incertezza e la tensione che caratterizzano la vigilia delle votazioni,a un mese ormai dalle pur importanti elezioni in alcune delle regioni più importanti del Paese. I prossimi giorni forse potranno dirci se una soluzione concreta e a breve scadenza è possibile e in grado di riportare la pace nei due maggiori partiti presenti o se sarà questo il punto che metterà in crisi la legislatura e persino il governo del presidente-segretario del PD. Staremo a vedere.

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