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Mafia, il nodo vero è la politica

 

Negli anni ottanta la mafia c’era ma la si negava. Questo avveniva in Sicilia. Sempre negli anni ottanta nel Lazio la mafia c’era ma lo sapevano in pochi.  All’epoca dell’inchiesta Mani Pulite- 1994 –  l’investigatore che oso’ fare collegamenti tra le mafie e il potere politico in provincia di Latina  ricevette un ordigno nel giardino della sua villetta.

Eppure, nel rapporto sulle Mafie nel Lazio- presentato ieri a Roma dal Presidente della Regione Nicola Zingaretti con il contributo dei vertici della Procura romana rappresentata dall’aggiunto Michele Prestipino e dal responsabile dell’Osservatorio per la legalita’ del Lazio Giampiero Cioffredi- si mette bene in evidenza (anche se riferita unicamente alla provincia di Frosinone) una relazione della Commissione Parlamentare Antimafia risalente addirittura al 1991. In detta relazione si parla di lotti dell’A2 , tra San Vittore e Capua, controllati dai clan Nuvoletta e dai Moccia di Afragola.

Cosa e’ accaduto alla politica tra il 1991 e il 2015 se le vicende dei giorni nostri sia di mafia Capitale sia dell’indagine “sistema” del Ministero dei Lavori Pubblici, tanto sembrano una prosecuzione di un discorso datato? Nella risposta a questa domanda credo ci sia la chiave non di lettura ma di indagine per comprendere la presenza massiccia e radicata di tutte le mafie- sia quelle tradizionali che le mafie autoctone ( come ricordato dal dott. Prestipino) in tutto il Lazio. Mafie autoctone o locali, o indigene, che altro non sono che gruppi criminali che hanno mutuato comportamenti violenti e mafiosi per ottenere benefici economici. Gruppi locali che hanno scelto di diventare “soci” delle piu’ grandi organizzazioni criminali, comprese quelle che si abbeverano al terrorismo  e ai tesori dei Casamonica .

Leggere le carte e’ sufficiente per capire che l’equazione “la mafia c’e’ dove lo Stato e’ assente” rappresenta bene la situazione di gran parte del Paese ma in modo particolare del Lazio. Da una parte inestimabili tesori ambientali e archeologici e naturalistici da depredare, dall’altra la vicinanza strategica con la Capitale hanno fatto del Lazio la terra di elezione delle mafie. Cosi’ come una volta  l’aria che tirava nel Paese la si capiva da come tirava l’aria a Palermo. Così oggi l’aria del Paese si comprende da come tira l’aria a sud della discarica di Borgo Montello.

E adesso tira una brutta aria se solo in pochi mesi sono state incendiate trenta auto a Sabaudia e ha preso fuoco anche una palazzina mentre si spara con grande facilita’ a Terracina e a Latina.

“Mancano gli anticorpi” diceva un relatore ieri  nella conferenza. “Manca l’informazione giusta” dico io. Manca la presenza dello Stato in modo concreto. Con provvedimenti amministrativi, con il controllo degli appalti e delle consulenze. Non si possono lasciare soli i rappresentanti dello Stato: Polizia , Carabinieri e  Finanza .Non si puo’ credere che tutto sia nelle mani di un Prefetto. Negli anni passati- in provincia di Latina -le persone scomode venivano disincentivate. Presidenti di Tar o di Tribunale: era piu’ semplice farli trasferire. Una politica del blandire e del promuovere “ut amoveatur”. Era tutto cosi’ forte e strutturato da non consentire di porre la questione “mafia”.  Giornalisti perseguitati e querelati, sindaci in rivolta  contro la stampa per avere “osato” sporcare il territorio con false accuse.

Adesso che i massimi esponenti della politica e della magistratura ci dicono che “il tempo stringe”  siamo noi a fare una richiesta alla politica : “il tempo stringe” e le amministrazioni devo affrontare la questione della cosa pubblica non piu’ in termini di voti prestando il fianco alle richieste dei boss ma devono sapere spiegare ai cittadini che la politica economica sana non presuppone arricchimenti a scapito della povera gente. Troppi soldi che girano sono soldi riciclati. Nozioni da prima elementare per chi si candida a sindaco alle prossime elezioni.

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