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Condannati i giornalisti di Shabelle Media Network a Mogadiscio

 

Si è concluso domenica scorsa il processo a Shabelle Media Network, una vicenda che ha messo in evidenza tutti i limiti della libertà di stampa e di espressione in Somalia senza che l’ONU sia riuscita a far valere le norme più elementari sui diritti civili e umani di quella comunità internazionale che sostiene le attuali istituzioni provvisorie e senza che alcuno dei suoi esponenti, Nicholas Kay innanzi tutto, sia stato presente alla conclusione della farsa processuale messa in scena dal regime del Presidente Hassan Sheikh Mohamud.
Tutto è cominciato la notte del 27 ottobre 2013, quando cento uomini della Polizia Politica diretta dall’allora Ministro dell’interno Abdikarim Hussein Guled, assistiti perfino dai carri armati, hanno fatto irruzione nella sede di Shabelle Media Network distruggendo le attrezzature di trasmissione di Radio Shabelle e Sky FM Radio ed arrestando l’editore di entrambe le stazioni Abdimalik Yusuf Mohamud assieme a molti suoi giornalisti.
Sembrava, a prima vista, un attacco alla libertà di stampa, un raid contro una voce libera e indipendente mascherato con uno sfratto da un immobile pubblico, ma non era solo questo.
In quell’azione ridondante di forza e di violenza c’era la volontà di punire chi, dalle frequenze di Shabelle Media Network, aveva diffuso la denuncia di Fadumo Abdulqadir Hassan, giornalista di Kasmo Radio (la radio delle donne), di essere stata stuprata dall’Ufficiale della Polizia Politica Abdicasis “Africa” e da un altro poliziotto di nome Jebril Abdi impegnati nell’emittente pubblica Radio Mogadiscio e frequentatori assidui delle stanze del Presidente Mohamud.
La denuncia di Fadumo era stata postata anche su Youtube dal giornalista di Shabelle Media Network Mohamed Bashir Hashi scatenando così la vendetta della Polizia Politica contro l’emittente.
Con i giornalisti era stata arrestata anche Fadumo con l’accusa di calunnia e dopo un paio di mesi di carcere duro, scioperi della fame e reazioni della stampa internazionale, era stato celebrato il processo che si era concluso a metà dicembre 2013 con la condanna di Fadumo a sei mesi di arresti domiciliari, sei mesi di reclusione per Mohamed Bashir Ashi e un anno per Abdimalik Yusuf Mohamud con facoltà di convertire la condanna in una multa in ragione di un dollaro al giorno.
Shabelle Media Network aveva così potuto riprendere le trasmissioni, ma gli echi dell’accaduto avevano avuto, proprio in Italia, una particolare risonanza e la FNSI aveva premiato in occasione della Festa della donna dell’8 marzo 2014 alcuni protagonisti di quella vicenda ed in particolare Fadumo Abdulkadir Hassan alla presenza del Vice Ministro Lapo Pistelli e dell’allora Ambasciatore italiano per la Somalia Andrea Mazzella.
Ma la storia, a Mogadiscio, non era finita. Lo scorso Ferragosto Shabelle Media Network è stata chiusa un’altra volta ed arrestate una ventina di persone, dall’editore Abdimalik Yusuf Mohamud, al Direttore Mohamud Mohamed Dahir Arab di Sky FM Radio, a Ahmed Abdi Hassan, Direttore di Radio Shabelle e giù giù fino al personale delle pulizie.
Alla fine erano state trattenute quattro persone tra cui, ancora una volta, Mohamed Bashir Hashi che era del tutto estraneo alla trasmissione di Sky FM Radio da cui aveva preso le mosse la nuova chiusura dell’emittente.
Questa volta la custodia cautelare, con ripetute richieste di rinnovo dei termini per le indagini preliminari da parte del Pubblico Ministero, è durata sino all’altro ieri quando la Corte di Benadir (la Regione di Mogadiscio) presieduta da Hashi Elmi Nor, ha celebrato il processo negando l’ingresso alla stampa.
Il Pubblico Ministero Ahmed Ali Dahir ha accusato gli imputati di pubblicazione di notizie false, esagerate o tendenziose capaci di disturbare l’ordine pubblico e di istigazione a delinquere.
Il peggio del Pubblico Ministero è stato però riservato a Mohamed Bashir Ashi accusato ai sensi degli artt. 184, 221 e 434 del codice penale di alto tradimento, insurrezione contro i poteri dello Stato e tentato omicidio a fini di terrorismo.
Nonostante l’appassionata arringa dei difensori Tahlil Haji Ahmed e Mohamed Ahmed Abdikarim che hanno prestato gratuitamente la loro opera al servizio delle libertà di stampa e di espressione richiamate nella Costituzione provvisoria somala e che già si erano rivolti alla Corte Suprema chiedendo il trasferimento della causa ad altro giudice per legittima suspicione, la Corte di Banadir ha pronunciato il verdetto : Abdimalik Yusuf Mohamud, presidente e proprietario di Radio Shabelle e Sky FM Radio, è stato condannato alla reclusione convertibile in 10.000 dollari di multa; Mohamud Mohamed Dahir “Arab”, direttore di Sky FM Radio, è stato condannato alla reclusione convertibile in 2000 dollari e Ahmed Abdi Hassan, direttore di Radio Shabelle, è stato condannato alla reclusione convertibile in 500 dollari di multa. Anche Mohamed Abdi Ali, giornalista di Radio Risaala Reporter che era stato arrestato il 3 gennaio 2014 e processato assieme agli esponenti di Shabelle Media Network, è stato condannato a pagare 500 dollari di multa.
Per Mohamed Bashir Hashi, invece, è stato disposto un rinvio del processo a nuova data per permettere al Pubblico Ministero di trovare un testimone falso che lo accusi di terrorismo. Un ex parlamentare, che ha perso una gamba in un attentato, sembrava il testimone giusto, ma si è rifiutato di partecipare alla farsa di regime e ci vuole tempo per trovarne un altro quando tutti sanno, compresa l’evanescente ONU di Nicholas Kay a Mogadiscio, che l’unica colpa di Mohamed Bashir Hashi è quella di aver permesso a Fadumo di denunciare i suoi stupratori della Polizia Politica che siedono affianco al Presidente Hassan Sheikh Mohamud. Nessun processo, infatti, è sin qui stato neppure iniziato per la violenza sessuale subita da Fadumo mentre i processi ai giornalisti scomodi si moltiplicano così come i loro omicidi che ormai non si contano più.

Fonte: http://primavera-africana.blogautore.repubblica.it/?ref=HROBA-1

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