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Ilva-Taranto: la lunga strada che non porta a casa

 

Taranto, dopo i decreti salva tutto tranne che la città, e tutte le luci su di sé, non esce dal tunnel in cui qualcuno la costringe a vivere. La protesta degli autotrasportatori dell’indotto ILVA continua, penetrando nella vita cittadina, bloccandola ed esasperandola. Nei giorni scorsi un numero importante di camion e tir sono entrati in città, hanno percorso le stesse strade in cui, di norma, non potrebbero entrare, perché qui la normalità è divenuta cosa a tratti, non per tutti e con i famosi due pesi e due misure.

L’immagine di copertina, per cui si ringrazia Luciano Manna e la redazione di Peacelink, rende l’idea del fiume di tir che ha bloccato il traffico, chi doveva percorrere alcune strade essenziali per raggiungere luoghi di lavoro, di cura o altro, si è visto impedito nei suoi diritti, uguali a quelli di chi protesta. Siamo uguali o no nella richiesta del diritto al lavoro, alla giustizia, o siamo sempre su piani paralleli che non s’incontreranno mai?

La protesta ora   viaggia sui tanti bus che portano a Roma. Sono partiti questa mattina e raggiungeranno la meta per esser ricevuti a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio, sperando di ricevere risposte circa il pagamento di crediti milionari che rivendicano. All’iniziativa hanno aderito i lavoratori delle ditte d’appalto, i vertici di Confindustria del territorio , il sindaco di Taranto ed il Presidente della Provincia .

Venerdì 13 febbraio, dunque, dovrebbe essere il giorno del vertice a Palazzo Chigi su decreto Ilva e su questa vertenza dell’indotto. Intanto da quattro settimane gli autotrasportatori in questione presidiano la portineria C della fabbrica, rivendicando gli stipendi che si stanno pericolosamente accumulando. L’Ilva pare abbia un debito di circa quindici milioni di euro verso gli autotrasportatori e sarebbero molti di più, circa centosettanta milioni di euro, quelli verso le aziende dell’indotto. Le imprese rischiano grosso e con loro tutte le famiglie che vivono di questo lavoro. In sostanza si va a Roma a Roma per far conoscere per l’ennesima volta le ragione della disperazione delle imprese e tentare di trovare soluzioni.

I dubbi su questo viaggio restano, perché si parte all’alba e si arriverà sul tardino, per essere ricevuti di venerdi pomeriggio o sabato mattina, saranno ricevuti in questi strani momenti? E sono i dubbi di chi si chiede perché il Governo dovrebbe dare risposte su problemi, sacrosantissimi, di stipendi arretrati e nulla si risponde sul dramma sanitario, perché nulla sul serio c’è di concreto. Non aiuti economici, né sostegni, nessuna lista prioritaria o gratuita per chi di acciaio qui s’è ammalato. O vogliamo ancora nasconderlo, banalizzarlo, dando dell’ allarmista a chi si batte ogni giorno perché tutti sappiano che terra abusata e martoriata sia la nostra?

Perché con gli autotrasportatori a Roma si va, e i canali di dialogo si aprono , e per chi di siderurgico ha patito, perdendo la salute, il lavoro per stare vicino ai propri cari da curare fuori, e soldi a fiumi sono passati sotto i ponti, non c’è questa vicinanza da parte delle istituzioni ,diciamolo pure, tutte?

Se cosi fosse a Roma oggi sarebbero molti di più i bus, le persone, molte di più le domande da porre e bello sarebbe vedere chi ci governa con una lista tra le mani di priorità. Una lista in cui al primo punto si potesse leggere:

tutelare il diritto alla salute dei bambini di questa terra, impedendo a chi inquina di farlo ancora”

Perché tutto assuma la forma d’un diritto, al primo posto, chiunque abbia la basilare consapevolezza di non essere eterno, vorrebbe leggere questo, vorrebbe scriverlo su tutti i muri, e, restando in tema sanremese, pure in tutti i fiumi e in tutti i laghi…che la vita prima di tutto, che il futuro dei ragazzi di terre sfortunate non era proprietà di ricchezze altrui. I bus della protesta sono in viaggio mentre scrivo, ma quella è una lunga strada che non porta a casa. Casa è dove ci si sente protetti e al sicuro. Qui al sicuro non ci si può sentire….e solo dei veleni l’odore se ci vivi puoi avvertire.

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