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Egitto: espulso Greste, ancora in carcere gli altri due giornalisti di Al Jazeera

 

La scarcerazione e la successiva espulsione verso l’Australia del giornalista di Al Jazeera Peter Greste (nella foto) è un sollievo, anche se non risarcirà un incubo durato oltre un anno. Ora l’obiettivo delle organizzazioni per la libertà di stampa e di Amnesty International è l’annullamento delle condanne e il rilascio degli altri due colleghi di Greste ancora in carcere nella prigione cairota di Tora, Baher Mohamed e Mohamed Fahmy.

Per Fahmy, l’attesa potrebbe essere breve, molto breve. Anche lui, in quanto dotato di passaporto canadese, aveva chiesto di essere espulso sulla base di una nuova legge che permette l’espulsione di cittadini stranieri verso i paesi di origine per essere processati o scontare la condanna nei casi in cui siano in gioco “i più alti interessi nazionali”. Come noto, i tre giornalisti di Al Jazeera erano stati arrestati il 29 dicembre 2013 e condannati il 23 giugno 2014 a sette anni di carcere per diffusione di notizie false, possesso di attrezzature senza permesso e assistenza alla Fratellanza musulmana. A Baher Mohamed erano stati inflitti altri tre anni per raccolto come souvenir la cartuccia di un proiettile.

Il 1° gennaio la Corte di Cassazione aveva annullato le condanne per motivi procedurali rinviando il caso a un tribunale inferiore per un nuovo processo. Nelle 12 udienze in cui si era svolto il processo terminato con le condanne, la pubblica accusa non era mai stata in grado di dimostrare le accuse nei confronti dei tre imputati e aveva ostacolato i tentativi degli avvocati difensori di contestare le prove. Non era mancato neanche un tentativo di estorsione, quando l’avvocato di Fahmy si era visto chiedere 1.200.000 lire egiziane per poter visionare un filmato trattenuto dalla procura.

In aula, i testimoni dell’accusa erano caduti in contraddizione rispetto alle dichiarazioni rese all’inizio dell’inchiesta. Nella sentenza di 57 pagine si può anche leggere il pregevole argomento giuridico secondo cui i tre giornalisti di Al Jazeera erano  stati aiutati dal diavoloVa notato che l’espulsione di Greste è avvenuta poche settimane dopo una riconciliazione tra Egitto e Qatar, il cui governo è proprietario di Al Jazeera. Viene dunque spontaneo pensare che i tre giornalisti siano stati al centro di un conflitto politico, e ne siano stati vittime e pedine.
Questo rende ancora più inaccettabile la situazione. Penso a Baher Mohamed, che ha tre bambini piccoli e che non ha ancora potuto vedere l’ultimo, nato nell’agosto 2014, perché era già in carcere.

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