Giornalisti morti nella Grande Guerra: l’omaggio della Fnsi ai primi caduti un secolo fa

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“La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ricorda con commozione i cento anni dalla morte dei primi giornalisti italiani caduti nella prima guerra mondiale. Esattamente un secolo fa a oggi, prima ancora che l’Italia entrasse in guerra, sul fronte degli Argonne, in Francia, colpito a morte dai tedeschi, cadde Lamberto Duranti, anconetano che all’epoca aveva 25 anni”. Lo scrive la Fnsi in una nota.

“Con lui, nella stessa battaglia, venne ferito gravemente, un altro giornalista, il sardo Augusto Alziator de “Il Resto del Carlino”, che fu anche uno dei primissimi corrispondenti italiani di guerra. L’8 di gennaio, invece, sullo stesso fronte delle Argonne cadde il secondo giornalista italiano, il sassarese Ernesto Butta, cronista della Nuova Sardegna. Tutti e tre si erano arruolati nel Corpo dei volontari Garibaldini che si erano schierati con gli alleati contro l’impero Austriaco. Oltre che il giornalismo, avevano in comune la militanza nelle file mazziniane e si sentivano impegnati totalmente nella loro vita professionale e civile per il compimento del Risorgimento e la costruzione dell’Italia unita, che volevano repubblicana. Un giornalismo intrecciato con la storia civile del Paese, fondamentale per la costruzione dell’Italia”.

“Lamberto Duranti collaborò con vari giornali del Partito Repubblicano e fondò “La Penna”.  La sua figura è oggi ricordata nelle Marche. Il Messaggero – edizione marchigiana gli dedica un articolo a firma di Sergio Sparapani, che ne ricorda le attività di militante e quella di notista. Nella mattinata Duranti è stato ricordato nel cimitero delle Tavernelle di Ancona, città che gli ha dedicato una strada. Ernesto Butta, anch’egli repubblicano anticonformista, già costretto a lasciare il giornale per le persecuzioni poliziesche, è stato “riscoperto” dalla Nuova Sardegna che, il 30 dicembre, gli ha dedicato un “paginone” a firma di Piergiorgio Pinna. Cronista coraggioso, schedato come sovversivo e difeso dalla sua redazione fino in fondo, fu costretto all’esilio con l’accusa di aver inviato una lettera minatoria al Re. Alla notizia della morte, l’8 gennaio del 1915, la Nuova Sardegna, il suo giornale, gli dedicò l’intera prima pagina sfidando qualsiasi rischio di accusa e parlando di “morte gloriosa” del collega, caduto “per il compimento di un alto dovere”.

“La Fnsi, con l’Associazione della Stampa Sarda, proporrà l’intitolazione  di una strada ai sindaci delle principali città sarde per ricordare Ernesto Butta. La Fnsi, con l’Inpgi, l’Ordine e la Casagit, intende contribuire alla ricostruzione delle testimonianze storiche del giornalismo nelle varie epoche della vita italiana e acquisire documenti  per ricostruire la memoria  dei caduti nelle guerre.”


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