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Sentenza Saviano-Capacchione: guappi ed avvocati

 

La sentenza di Napoli sulle minacce a Roberto Saviano e Rosaria Capacchione apre molti interrogativi e lascia poche, ma importanti, conferme. Alcune inquietanti.
La condanna del solo avvocato che minaccio’ Saviano e Capacchione pone una prima domanda: i legali dei camorristi agiscono per conto proprio? Parlano a titolo personale? Ed i loro assistiti, impassibili a quelle minacce, non sono responsabili delle parole intimidatorie pronunciate dal loro legale in un’aula di Corte D’Assise? Francesco Bidognetti ed Antonio Iovine (ora pentito) erano innocentemente ignari di quello che stava dicendo un legale da loro pagato con tanto di parcella? “Guappi di cartone” li ha definiti Roberto Saviano, perche’ si sono nascosti dietro il loro avvocato. Ma questa sentenza sembra dire che esiste la camorra perche’ quelle minacce erano mafiose camorriste, ma non esiste in quanto persone fisiche, in quanto nomi e cognomi. La sentenza di Napoli condanna l’intimidazione e la minaccia di morte ad uno scrittore ed a una giornalista come se fosse uno strumento “tecnico” di intimidazione mafiosa, condanna chi ha pronunciato quelle parole, ma, come spesso, troppo spesso avviene ormai in Italia, non individua e non condanna i mandanti, morali e materiali di quelle minacce. Paradossalmente afferma che esistono i colletti bianchi mafiosi, ma non chi li paga, chi li ha assunti,in questo caso, per difenderli. E questo e’ sconcertante. Aspettiamo ora le motivazioni della corte d’appello, ma certamente l’artificio giuridico ci appare paradossale. E tuttavia questa sentenza e’ importante. Perche’ comunque condanna chi fece in un’aula di giustizia un vero e proprio proclama contro la liberta’ di informazione, contro la parola scritta e parlata, la cultura antimafia che si era espressa in un attento lavoro giornalistico ed in un libro , Gomorra, che denunciava finalmente ,con il suo successo nazionale e mondiale, la natura stessa della camorra,violenta ed eversiva per la convivenza civile. Avevano tentato, i camorristi dai colletti bianchi o sporchi di sangue, di chiudere la bocca ai giornalisti ed ai scrittori che si impegnavano e si impegnano contro il loro controllo del territorio, usando lo strumento piu’ alto dell’Umanita’, la Parola liberamente scritta ed affermata in organi di informazione, per dire che la camorra si poteva vincere, conoscendone i perversi meccanismi di violenza, sopraffazione, morte civile . E nello stesso processo di Napoli i camorristi avevano tentato di rovesciare le loro imputazione, cercando di processare ,loro, la parola, il diritto a usare la parola per la democrazia, la societa’ civile, la battaglia antimafia. Perche’ i casalesi di Iovine e Bidognetti avevano il terrore che il velo di apparenza “pulita” della loro associazione criminale venisse rotto nella pubblica opinione (soprattutto nel territorio casertano e napoletano,ma anche a livello nazionale e internazionale) dagli articoli di giornali di Rosaria Capacchione e dai libri di Robertoi Saviano, svelando la vera natura criminale delle loro azioni, facendole uscire dalla’Aula della Corte d’Assise della processo Spartacus 2, per arrivare ai lettori e telespettatori, nelle librerie e sul Web. Era il 2008 e senza quegli articoli e quel libro, la camorra non sarebbe e trata nel vocabolario, sia dell’informazione che dell’opinione pubblica.
Il processo alla Parola non e’ riuscito. La sentenza di Napoli afferma che la parola deve essere libera e chi fa minacce di morte a giornalisti e scrittori, va condannato, anche se si e’ limitata a sentenziare solo chi le ha pronunciate.
La liberta’ di parola non si puo’ toccare.
Anche per questo la scorta mediatica, l’attenzione intorno a questi temi, non deve essere abbassata, ora che c’e’ stata la sentenza di Napoli. Anzi: la mobilitazione di giornalisti e uomini di cultura, come riaffermato recentemente a Contromafie, gli Stati Generali dell’Antimafia organizzati da Libera, va rilanciata e rafforzata. Con libri,film , inchieste giornalistiche.
Per dire che la Paola non si processa e che la ribellione alle mafie passa attraversa la Conoscenza, la consapevolezza, l’informazione libera e corretta.
E noi per questo eravamo con Rosaria e Roberto,lo siamo ora ed ancora di piu’ in futuro ; con loro e con tutti i giornalisti minacciati dalle mafie, saremo insieme in questa battaglia di civilta’ e democrazia.

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