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Senza l’articolo 18 nel mondo dell’informazione si sarebbero consumate ancora più ingiustizie e discriminazioni

 

Laa Cgil è a Roma per chiedere una svolta nelle politiche sul lavoro e per respingere l’assalto allo Statuto dei lavoratori e all’articolo 18. Dal momento che articolo 21 é una associazione composta da donne e uomini che la pensano diversamente, ciascuno si regolerà come riterrà più opportuno. Naturalmente nessuno può chiederci di aderire oggi a quello che abbiamo contrastato ieri.

Non ci piaceva e non ci piace il dileggio verso le grandi manifestazioni di popolo e speriamo che ad alcuno venga più in mente di usare battute e toni sprezzanti verso chi, nei momenti più gravi della storia repubblicana, ha contribuito a tutelare Costituzione, legalità repubblicana e i diritti di tutti. Non ci piaceva e non ci piace il tentativo di passare dalla legittima critica ai sindacati al superamento della contrattazione, lasciando ciascuno da solo in un mercato sempre più dominato dagli “spiriti bestiali”.

Ancora meno ci convincono modi, toni e forme della offensiva, questa sì vecchia ed ideologica, contro l’articolo 18, indicato come una sorta di totem da abbattere, quasi uno scalpo da sventolare e da mostrare a chi ha sempre chiesto di “regolare i conti” con i mondi che avevano voluto lo Statuto dei lavoratori e l’estensione dei diritti democratici, sociali, civili. Per altro, senza quell’articolo, persino nel mondo dell’informazione si sarebbero consumate ancora più ingiustizie e discriminazioni rispetto alle molte che si sono comunque materializzate, ieri e oggi.

Al di la di queste ed altre considerazioni, per noi di articolo 21, resta difficile dimenticare che ogni qual volta abbiamo dovuto contrastare editti “bulgari”, liste di proscrizione, censure e bavagli di varia natura, abbiamo sempre incontrato, tra gli altri, la Cgil e la Fiom, non solo come compagni di strada, ma anche come generosi  promotori e sostenitori.
Sarà il caso di non dimenticarlo, anche perché tutti , anche quelli che oggi sembrano averlo dimenticato, potrebbero presto aver bisogno della forza e del patrimonio civile di queste grandi organizzazioni, senza le quali l’ordinamento democratico sarebbe più povero e più fragile.

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