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Alan Henning, partiva, aiutava e basta

 

Ci è entrato nel cuore e ricorderemo a lungo il volto buono di Alan Henning. Un uomo normale, con una storia normale, che trovava normale aiutare chi soffriva. Senza eroismi ed esibizionismi. Non risulta che avesse un blog o un profilo su Twitter. Gli amici raccontano che non discuteva mai di politica o di religione. Partiva, aiutava e basta. Perché era giusto così e non c’era altro da aggiungere.

Aveva 47 anni Alan. Figlio di un camionista, era nato il giorno di ferragosto a Salford, nella contea di Manchester. E’ sempre vissuto nei paraggi. Lì ha conosciuto Barbara, con la quale si è sposato a Salford. Hanno avuto due figli: Lucy, 17 anni e Adam, 15 anni. Alan amava la pesca e la tecnologia. Il suo lavoro era quello di tassista, in una piccola compagnia locale.

Negli ultimi anni Alan, come tutti, aveva sentito parlare di Siria nei telegiornali. Vicende lontane. Il solito Medio Oriente in fiamme. Roba per politici. La svolta nella vita di Alan è arrivata quando Alan ha fatto amicizia con Kasim Jamel, un arabo che lavorava in un ufficio proprio sopra il garage nel quale parcheggiava il suo taxi.

Kasim, dal suo ufficio nei dintorni di Manchester, organizzava aiuti umanitari al popolo siriano vittima delle guerra civile. Allora Alan ha cominciato a conoscere, a interessarsi, a rendersi conto che il tassista di Manchester e il bambino rimasto orfano ad Aleppo non erano poi cosí lontani. A quel punto la Siria è entrata per sempre nella vita di Alan.

Che cosa puó fare un tassista per aiutare il popolo siriano? Mettersi al volante di un mezzo in un convoglio umanitario. Il primo viaggio di Alan nel 2012. Vola da Manchester in Turchia e da lí si unisce al convoglio di aiuti diretto al confine siriano. Si mette alla guida di un’ambulanza carica di cibo e medicine. Un viaggio di due settimane, senza intoppi.
Tornato a casa, Alan si impegna sempre di piú per l’aiuto umanitario ai siriani, soprattutto ai bambini. Su un braccio si fa tatuare anche la scritta aid for Syria. Coinvolge altri amici. Raccoglie fondi lavando automobili. Nel dicembre dello scorso anno decide di partire per una nuova missione, rinunciando a passare le feste di Natale con la famiglia. Diceva “I sacrifici fatti da noi volontari sono niente rispetto alle sofferenze quotidiane dei siriani”. Uno dei suoi sacrifici era quello di dormire in auto, perché i soldi spesi per l’alloggio erano piú utili per aiutare gli sfollati.

In questo secondo viaggio l’errore fatale di Alan è stato quello di passare il confine con la Siria per vedere di persona le condizioni di una famiglia siriana i cui membri erano rimasti separati dal conflitto. Probabilmente Alan è stato rapito il 26 dicembre. La lunga prigionia si è conclusa con l’orrido rituale di morte diffuso nel video il 3 ottobre.

Ora gli amici che lo piangono dicono che Alan Henning è stato ucciso dalla sua gentilezza e dalla sua bontà d’animo. Non lo dimenticheremo.

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