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Sicurezza sul lavoro, sarà mai una priorità del governo?

 

Il Procuratore Raffaele Guariniello, persona che stimo e che rispetto moltissimo, che a moltissimo a cuore la salute e sicurezza sul lavoro, ha rivolto un appello al Governo Renzi, dicendo che ci sono troppi morti sul lavoro e che “E’ necessario che il presidente Renzi, tornando dagli Stati Uniti, inserisca la sicurezza sul lavoro tra le priorità del suo esecutivo”. Purtroppo questo Governo non mi sembra molto interessato alla salute e sicurezza sul lavoro e ai troppi infortuni e morti su lavoro.
Anzi, l’attenzione di questo Governo è tutta per il jobs act e la cancellazione dell’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 Maggio 1970).
Voglio ricordare al Governo Renzi, che ci sono ben 4 denunce a livello europeo (la prima del sottoscritto, l’ultima della Cgil ai primi di Agosto) contro la sua legge jobs act, che violerebbe la direttiva europea 1999/70/CEE sui contratti di lavoro a tempo determinato.
Il Governo Renzi o lo fa apposta oppure ha la memoria corta, questa direttiva europea stabilisce che il contratto di lavoro più diffuso negli Stati membri dell’Unione Europea deve essere il contratto di lavoro a tempo indeterminato, ma in Italia è esattamente l’opposto, visto che il contratto più diffuso o quello che viene stipulato più spesso è quello di contratto a tempo determinato.
E già di per se questa è una violazione della direttiva europea 1999/70/CEE.
La cancellazione della casualità e la successione contrattuale, che è un’altra violazione della direttiva europea 1999/70/CEE.
In Italia sento qualcuno che si rifà al modello tedesco per quanto riguarda i contratti di lavoro, c’è solo una “leggera differenza”, in Germania è molto difficile licenziare (e li non hanno l’articolo 18).
Il 15 e 16 Giugno 2003, fu fatto il Referendum per estendere l’articolo 18, che se fosse passato, avrebbe abrogato la soglia dei 15 dipendenti e lo avrebbe esteso a tutti i lavoratori.
Il sottoscritto fu uno dei 10 milioni di cittadini che andrò a votare per estendere l’articolo 18 a tutti i lavoratori, nonostante nell’azienda dove lavoro io fosse già applicato visto che è sopra 15 dipendenti, ma furono tanti, troppi cittadini che disertarono le urne, ed solo il 25,7% degli elettori andò a votare, ma non bastò per arrivare al quorum del 50%.
E fra i tanti cittadini che non andarono a votare, purtroppo c’erano anche molti lavoratori che non avevano l’applicazione dell’articolo 18!
Il mio amico Antonio Di Luca, mi ha postato un suo pensiero sulla mia bacheca Facebook, che dovrebbe invitarci alla riflessione tutti quanti:

“La cultura sulla Sicurezza resta un eufemismo se manca il primo di tutti i diritti: “Poter dire di No”.
Prima di dire sciocchezze sul valore dell’art.18 bisognerebbe conoscere fino in fondo le singole storie degli “omicidi” sul lavoro.

Al Governo Renzi vorrei dire se gli sembrano poche 46 forme di contratto di tipo precario, perchè non riesco a comprendere (neanche se mi sforzo tanto), perchè c’era bisogno del jobs act per precarizzare ancora di più il lavoro in Italia, tanto che abbiamo il lavoro più precario d’Europa.
Inoltre i contratti a tutele crescenti a me sinceramente fanno paura, prima perchè sarebbe discriminatori per i lavoratori, visto che sarà l’anzianità di servizio a determinare il godimento dei diritti costituzionali da parte del lavoratore.
Nello schema proposto dal Governo in materia di rapporti di lavoro, più sei giovane, meno diritti hai.
In pratica avremo lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, ma vi posso assicurare che saranno più quelli di serie B, che quelli di serie A.
Ed è chiaro, che meno diritti hai, più è difficile pretendere sicurezza e salute sul lavoro.
Ed è chiaro che l’articolo 18, tutela anche la salute e sicurezza sul lavoro, perchè è proprio nelle aziende dove non ci sono tutele o dove non si possono pretendere i propri diritti, che ci sono la stragrande maggioranza degli infortuni e morti sul lavoro.
Nel 2013, ci sono stati oltre 1300 morti sul lavoro, secondo i dati dell’Osservatorio Indipendente  di Bologna, mentre per l’Inail 660 morti sul lavoro.
Premesso che l’Inail considerà come morti sul lavoro solo i propri assicurati, va detto che in queste dati non compaiono i giornalisti, carabinieri, poliziotti, vigili del fuoco, ecc tanto per citarne alcuni.
Va anche detto, perchè la verità sarebbe bene conoscenza sempre , che l’Inail nel 2013 ha ricevuto 1175 denunce per infortunio mortale sul lavoro, ma quasi la metà non sono state riconosciuti come infortuni mortali.
Lo vado dicendo da anni, che i dati Inail sono al ribasso, ma ancora ci sono troppe, tante persone che vanno dietro a questi dati, quasi fossero la verità, non è così, le cose non stanno assolutamente in questo modo.
Su 4000 mila infortuni mortali in tutti i Paesi dell’Unione Europea, l’Italia è il primo Paese europeo per morti sul lavoro, lo vogliamo dire per cortesia?
Ci sarebbero tante cose da fare per aumentare la salute e sicurezza sul lavoro, e sinceramente non ho neanche più la voglia di ripetermi, le ho dette talmente tante volte, che l’hanno capito persino i muri, ma il messaggio purtroppo non è ancora pervenuto a chi veramente avrebbe il potere di cambiare in meglio le cose, per far si che si riducano (davvero) gli infortuni e le morti sul lavoro in Italia.
Lo spot del Ministero del Lavoro di 4 anni fa diceva “Sicurezza sul lavoro, la pretende chi si vuole bene”.
Uno spot francamente vergognoso, che costò ai cittadini italiani la bellezza di 9 milioni di euro.
Concludo dicendo che senza tutele è praticamente impossibile pretendere i propri diritti, ed in questi anni ci stiamo rimangiando tutti i diritti conquistati con fatica e sudore dai nostri padri, diritti per cui molti nostri genitori hanno preso anche diverse manganellate nelle piazze.

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