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Isis, un grande affare quello dei sequestri

 

Siamo storditi, l’Occidente è stordito. Le immagini choccanti della morte di James Foley hanno “scoperto” la sagoma di un nemico che mette paura. E già il boia annuncia la prossima vittima, non era mai successo: è stata mostrata, nel deserto, inginocchiata, con la stessa tuta arancione che echeggia Guantanamo, forse con lo stesso carnefice, quel John leader di un gruppo inglese che si fa chiamare Beatles (e anche su questo dovremmo interrogarci). L’ultimo sanguinario obiettivo ha un nome difficile, si chiama Steven Joel Sotloff, ma ancora più difficile è il suo destino. “Dipende da come si muove Obama” hanno detto i terroristi. Steven ha 31 anni, è di Miami, lavora per “Time magazine”. Ne aveva trenta quando è stato rapito, nell’estate scorsa in Siria. Per dare conto del massacro dell’Isis basta contare i reporter colpiti in quella regione negli ultimi tre anni, cioè da quando è scoppiata la rivolta contro Assad: 69 uccisi, 80 sequestrati, di cui venti ancora prigionieri. E poi ci sono gli altri: padre Dall’Oglio sparito proprio nella loro base, a Raqqa, o forse anche Vanessa e Greta, per le quali cresce l’angoscia. Senza contare tutti quelli spariti in Iraq o in Libia, fra cui due italiani (Marco Vallisa e Gianluca Salviati). Un grande affare quello dei sequestri.

Adesso l’Occidente è stordito, cerca di reagire ma soprattutto si interroga. Su come è nato l’Isis, magari, e gli strani incontri del vicepresidente americano McCain che somiglia tanto alla scellerata “invenzione” dei talebani. Poi magari all’alleanza con Paesi come il Qatar e l’Araba Saudita che hanno sempre finanziato quei terroristi fanatici, forse non casualmente oasi felici nell’inferno islamico. E sullo strano furto di qualche giorno fa a Parigi. Insomma, su tutte le nostre responsabilità. Ma adesso conta soprattutto fermarli perché sgozzano i giornalisti, fanno strage di chi non si converte, rapiscono bambini e vendono donne al mercato. Ma non sarà facile perché non possiamo competere con la follia di sentirsi martiri uccidendo altri esseri umani. Hanno un progetto preciso: creare uno Stato puro, fuori degli schemi occidentali, un Califfato. Prima hanno tentato di farlo legalmente tentando di introdurre la sharia, poi la jihad salafita è andata oltre sulla strada della rivoluzione globale. “Il male totalitario” lo ha definito Domenico Quirico che conosce bene il diavolo. Il pericolo vero è che loro non hanno mai dubbi, sono convinti di stare dalla parte del bene, anzi a un passo dal paradiso. E ci rimettono tutti i musulmani moderati, quelli che cercano la convivenza. E la pace.

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