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Quella guerre che ci guardiamo bene dal raccontare

 

Traccio, da laico integrale, ma non integralista, un filo rosso sangue fra la Repubblica Centrafricana e la Nigeria. Lo seguo, questo filo, da giornalista che vede i cristiani al centro della scena e del massacro.

Vado con un minimo di ordine, parlando degli ultimi giorni, scandendo il tempo che ormai ci separa dalla morte di Camille Lapage, uccisa in una imboscata in Centrafrica mentre faceva il proprio mestiere. Era assieme  ad un gruppo di miliziani cristiani anti-balaka, il gruppo nato per opporsi all’ex presidente musulmano Michel Djotodia. Andavano verso il confine con il Camerun, c’è stato uno scontro a fuoco e la giornalista è morta. Un’altra viene da dire: sono più di 30 dall’inizio dell’anno.

E’ morta per seguire lo scontro fra cristiani e mussulmani. In Centrafrica la guerra va avanti da mesi. L’Unhcr ha denunciato la fuga di almeno 20mila esseri umani dai luoghi di combattimento nelle ultime due settimane. Sono quasi tutti cristiani.

Così come cristiani sono, fondamentalmente, gli obiettivi di Boho Haram, in Nigeria. Le duecento ragazze rapite sono prevalentemente cristiane. Nella Nigeria che pare destinata a diventare il colosso economico d’Africa, la potenza regionale dominante – questo dicono gli economisti internazionali – lo scontro fondamentale è fra islamici e cristiani, che stanchi di subire si difendono, sparano, attaccano. Negli ultimi giorni, stando alle agenzie, almeno duecento uomini di Boho Haram sono stati uccisi negli scontri avuti in tre differenti villaggi che stavano assaltando.

Nei due Paesi, come in altri, lo scontro è fra islamici e cristiani per avere il potere. E chi ha il potere laggiù, nei due Paesi, ha tutto, vince tutto, perché la ricchezza non è distribuita equamente, non è condivisa.

E allora, la sgradevole sensazione è di leggere il solito copione: la guerra la si fa per la ricchezza, ma la si alimenta con l’odio religioso, razziale, culturale. Guerre che, nell’orrore, sono sempre uguali. Guerre che, in Italia, ci guardiamo bene dal raccontare. Chissà perché, pensiamo che alle persone non interessino. E ci stupiamo nello scoprire che, a Trento, 490 ragazzi di una scuola media, l’Arcivescovile, hanno improvvisato un flash mob sul campo sportivo. Hanno scritto, stendendosi a terra, “Bring back our girls”, aderendo alla campagna internazionale che vuole riportare a casa le rapite nigeriane. Sono solo ragazzini, ma lo hanno fatto.  E allora diglielo tu, adesso, agli editori e agli esperti di comunicazione, che pure in Italia c’è gente, anche giovane, giovane, che si interessa di quello che capita nel mondo.

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